INDIA: “Queste madri hanno il diritto di vivere una vita dignitosa”
Marusca Fara, Adele Barone, Elisa Andreucetti, Selene Lodi e Elena Donati sono cinque volontarie di "aiutare i bambini" che ad agosto sono state a Pondicherry, in India, dove la Fondazione supporta Un centro di accoglienza per 100 bambini sieropositivi.
".mi sentivo come uno di quei gatti da appartamento. Per loro tutto il mondo è li, nell'appartamento, non conoscono altro. Io volevo uscire da quell'appartamento, volevo conoscere il mondo, volevo sapere come vivono gli altri gatti, quelli che lottano ogni giorno per procurarsi il cibo, quelli che muoiono per le strade e nessuno li piange, perché nessuno di loro ha un padrone.
Fuori, fuori dal nostro mondo, quello dove tutto è assicurato, la sanità, lo studio, la libertà, esiste un altro mondo, un mondo dove invisibili catene ti impediscono di curarti, di studiare e spesso persino anche di vivere.
Questo mondo si chiama Pondicherry, India, e le catene sono la povertà e l'ignoranza.
A Pondicherry a causa dell'ignoranza ogni giorno nascono bambini sieropositivi.
Questi bambini, dagli occhi scuri e brillanti, dai capelli lucidi e neri, che a causa del virus dell'HIV e della malnutrizione sviluppano molto meno di un bambino sano, si ammalano di scabbia e fanno fatica persino a giocare, loro, sono il frutto dell'ignoranza.
Durante il mio soggiorno a Pondicherry ho trattenuto tante volte le lacrime.
Le ho trattenute quando entrando nella capanna di una famiglia, composta dai genitori e quattro figli, di cui una disabile, ho scoperto che questa famiglia aveva "adottato" un'altra bambina perché la sua vera madre se ne era andata.
Le ho trattenute quando di fronte ad una famiglia che vive in una stalla, perché non può permettersi neanche una capanna, ho visto i bambini giocare in mezzo alle feci di una mucca.
Le ho trattenute quando durante le nostre visite ai villaggi abbiamo conosciuto una famiglia, questa volta composta solo da due fratelli ed una sorella, ho visto lo sguardo di un uomo nel volto di un bambino.
Quando abbiamo iniziato il giro dei villaggi non immaginavo che nella scala della povertà ci fossero tanti scalini. Quando pensavo di essere arrivata al piano terra scoprivo che c'era un'altra rampa, che portava nel seminterrato e poi un'altra, che portava nello scantinato e un'altra ancora.
Ma ho anche riso tanto.
Ho riso quando abbiamo portato i bambini al mare e vedendoli ubriachi di gioia tra le onde mi sono buttata in mezzo a loro completamente vestita.
Ho riso quando cercando di imparare una canzone in tamil, la lingua locale, vedevo i loro visi divertiti e stupiti del fatto che non riuscissi a pronunciare bene le parole.
Ed ho riso quando, dopo essermi fatta decorare le mani da una bambina con un'erba medicamentosa, ho realizzato che i decori mi avrebbero accompagnata fino al mio rientro a lavoro.
Ho conosciuto anche molte donne, molte madri, sole, malate e povere e non nego che mi sono stupita di aver trovato in loro tanta voglia di vivere, di ridere e di scherzare. E' bellissimo realizzare che per ridere non sempre occorrono i soldi.
Queste madri, così dignitose nella loro povertà, così attaccate ai figli, così forti e sempre così sorridenti e questi bambini, così intelligenti ed allegri hanno il diritto di vivere una vita dignitosa e noi abbiamo il dovere di aiutarli.
E poi.poi c'è la Bridge School, una scuola-famiglia che accoglie bambini i cui genitori, quando ci sono, non sono in grado di prendersi cura di loro.
Abbiamo giocato tanto con questi bambini. Gli abbiamo insegnato canzoni italiane, gli abbiamo insegnato a fare barchette con la carta e gli abbiamo fatto colorate le pareti con le impronte delle loro manine. Non dimenticherò mai le loro grida gioiose ed i loro volti divertiti. E poi, che bello trovarsi accanto il più timido e capire che si è avvicinato a te in cerca di carezze, senza chiederle.
Questi sono i bambini di cui il meraviglioso staff della SFDRT (Society For Development Research and Training), con il prezioso aiuto della Fondazione "aiutare i bambini", si prende cura. Queste sono le persone che vengono informate e sensibilizzate sul fatto che una corretta alimentazione e l'assunzione regolare di farmaci antiretrovirali allunga loro la vita, questi sono i bambini sieropositivi che vengono supportati con la distribuzione alimentare.
Queste sono persone vere, bambini veri, che esistono e vivono, ora, dall'altra parte del mondo.
Prima della nostra partenza molti genitori ci hanno ringraziato, l'hanno fatto anche molti bambini, non mi sono mai sentita così in imbarazzo. Io da loro ho solo preso, ho preso un mare di emozioni, di sorrisi e di affetto. L'unica cosa che posso fare è girare i loro ringraziamenti a tutte quelle persone che lo scorso Natale hanno contribuito, con le loro donazioni, alla realizzazione di questo progetto.
Prima di partire mi ero fatta molte domande, ho avuto le risposte. Ho avuto le risposte anche alle domande che non mi ero posta, perché se vagamente potevo intuire cosa stessi cercando mai avrei potuto immaginare che cosa avrei trovato."
Marusca Fara con i bambini incontrati a Pondicherry
Le volontarie con i responsabili della struttura
Adele Barone, referente dei volontari di Ferrara

