Reinserimento di bambini rifugiati
Nº progetto: 917
Tipologia: Accoglienza
Campagna: Mai piu soli
Paese: Sud Africa
Località: Cape Town
Numero bimbi beneficiari: 27
Scopo: Interazione tra bambini e famiglie d’origine, supporto socioeconomico alle famiglie, e lavoro di ricerca e riunificazione
In corso: Si
IL CONTESTO:
Il Sudafrica è tra le prime nazioni al mondo in termini di disuguaglianza di reddito. La povertà si concentra sugli africani di colore e sulle donne e i giovani delle aree rurali. Le attività economiche sono ancora controllate dalla minoranza bianca nonostante gli sforzi di riequilibrio da parte del governo. L’HIV/AIDS rimane un grave flagello per la salute pubblica, con oltre 5 milioni di persone sieropositive.
Tuttavia, grazie alla sua generale stabilità politica ed economica che lo differenzia da altri Paesi limitrofi, il Sudafrica è diventato un punto di riferimento per molti migranti e rifugiati.
Il Sudafrica figura tra i firmatari della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati e si è dotato di alcuni strumenti a tutela degli stessi dopo la fine dell’apartheid. Nonostante ciò, il fenomeno dei rifugiati è tuttora abbastanza nuovo per il governo, che di fatto sta ancora elaborando una politica istituzionale. Il Paese è tra quelli con il più alto numero di richieste d’asilo, per cui questo rappresenta per il governo un’enorme sfida dal punto di vista organizzativo.
Tra i migranti, la categoria più vulnerabile è quella dei minori non accompagnati. La mancanza di regolamentazione specifica per i minori stranieri mette questi bambini a rischio, essendo di fatto dipendenti dalla personale interpretazione di una legge o di un processo. L’accesso a determinati servizi e la protezione dei diritti del bambino restano in qualche modo discrezionali e può portare alla violazione di diritti universali, come quello all’educazione, alla salute e alla propria identità. Un lavoro di advocacy è necessario poiché, dal punto di vista legale, un bambino straniero gode degli stessi diritti di un bambino sudafricano, sebbene ci siano anche molti bambini sudafricani che in certe aree si vedono negati gli stessi diritti. Pratiche discriminatorie e pregiudizi sono una realtà, e questa esclusione non si limita al livello sociale.
IL PROGETTO:
Il progetto si svolge alla Lawrence House, una casa famiglia fondata nel 2005 dalla comunità dei Padri Scalabrini, che accoglie in maniera permanente 27 bambini provenienti da 6 diversi Paesi definiti ‘a rischio’, tra cui Angola, Congo, Rwanda e Zimbabwe. Questi bambini sono minori orfani, abbandonati dai genitori o figli di rifugiati senza fissa dimora, sono di ambo i sessi e hanno tra i 7 e 18 anni. Il progetto è finalizzato al loro reinserimento sociale e familiare attraverso un approccio olistico che prevede l’implementazione di quattro diversi programmi: accoglienza, sviluppo personale/psicologico, educazione e reintegro (per cui è stato richiesto l’aiuto della Fondazione “aiutare i bambini”).
La sede del progetto è appunto la Lawrence House, un ex convento organizzato su due piani, con molte sale comuni ed un grande giardino.
Lawrence House provvede alla cura dei bambini, offrendo loro accoglienza, alimentazione, istruzione e attenzione sanitaria. Li accompagna in un percorso di sviluppo personale, attraverso attività sportive, ludiche e artistiche, e, laddove necessario, di terapia psicologica. Lo scopo è di promuovere la libera crescita dei bambini, concentrandosi sulle singole esigenze e inclinazioni, in modo da consentire a ognuno di trovare il proprio modo di esprimersi, piuttosto che imporre a tutti un programma onnicomprensivo. Infine, l’obiettivo ultimo è la reintegrazione familiare e, dove possibile, il reinserimento del minore nella comunità di appartenenza, azione che presuppone un faticoso lavoro di ricerca e sensibilizzazione della famiglia svolto dagli assistenti sociali.
Il programma è gestito in partnership con il Dipartimento delle Politiche Sociali, gli Scalabrini, 3 organizzazioni di volontariato e il Tribunale dei Minori. Avendo la casa famiglia ottenuto il riconoscimento ufficiale, sono previste molte agevolazioni per la gestione della stessa e l’attribuzione, per ciascun ragazzo ospitato, di un sussidio economico statale.
La responsabile, Giulia Treves, e la sua collaboratrice Romina, si alternano all’interno della casa famiglia garantendo così costantemente la presenza di una delle due ed anche molti momenti di compresenza. Oltre a queste figure ‘professionali’, c’è sempre un volontario tuttofare, ospitato all’interno della casa, che si occupa di molti aspetti pratici, come organizzare il pranzo e la cena, accompagnare i ragazzi a scuola e alle attività sportive, seguirli nei compiti. Un Padre Scalabriniano, ogni venerdì, fornisce alla Lawrence House frutta, verdura ed ortaggi in abbondante quantità. Si tratta di ortaggi di seconda scelta che lo stesso Padre settimanalmente preleva a titolo gratuito dai mercati generali, sulla base di una prassi ormai consolidata.
COSA FA "aiutare i bambini":
La Fondazione “aiutare i bambini” sostiene la Lawrence House relativamente al programma di reinserimento. Il ‘reintegration programme’ comprende tre aree d’intervento: l’interazione tra bambini e famiglie d’origine, il supporto socioeconomico alle famiglie, e il lavoro di ricerca e riunificazione.
Grazie al monitoraggio dei social worker, viene favorito e incoraggiato un contatto tra i bambini e le loro famiglie d’origine. Centrale è l’accompagnamento durante lo sviluppo di un rapporto diretto, con telefonate e visite brevi alla famiglia o incontri con i familiari a casa Lawrence, per rivalutare assieme la situazione del bambino e muoversi verso la riunificazione.
È inoltre cruciale un lavoro direttamente con la famiglia, che si porta dietro un background difficile, a causa della difficoltà nel trovare lavoro, della minaccia xenofoba (percepita e reale), e di problemi di salute come disturbi post-traumatici da stress. Le famiglie possono confrontarsi con i social worker che, dopo una prima valutazione, forniscono counselling ad hoc e sessioni individuali, che risultano estremamente utili alle famiglie. Se necessario, viene garantito un supporto finanziario per il processo di riunificazione, come piccoli contributi per gli spostamenti e l’alloggio, oppure il centro dei Padri Scalabrini offre direttamente alcuni servizi alle famiglie. Quando i bambini ritornano dalle famiglie per periodi medio-lunghi, come durante le vacanze scolastiche, viene garantito il supporto alimentare, in modo da non gravare sul reddito famigliare. È anche capitato che la Lawrence House abbia coperto i costi per il funerale della mamma di due gemellini ospiti della casa famiglia.
In partnership con i Padri Scalabrini e alcune importanti organizzazioni internazionali come ISS (International Social Services), IOM (International Organization for Migration) e la Croce Rossa Internazionale, viene portato avanti il cosiddetto ‘family tracing’. Dopo aver identificato un membro della famiglia, si cerca di risalire agli altri componenti e si cerca di stabilire un contatto con loro. Questi processi sono generalmente lunghi e si avvalgono del sostegno di reti ‘informali’ e della Chiesa.
La Fondazione sostiene Casa Lawrence con un finanziamento di 6.500€ per la copertura delle spese relative alla riunificazione familiare.
Per garantire accoglienza e aiuto ai bambini di Casa Lawrence, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto. Aiutaci anche tu!
CONTROLLO E VALUTAZIONE DEL PROGETTO:
Il progetto viene seguito dalla responsabile Giulia Treves, attraverso report informativi e rendiconti finanziari. Giulia a Cape Town e si occupa della gestione della Lawrence House.
Il progetto è visitabile dai volontari di “aiutare i bambini” ed è già stato visitato nel mese di aprile dalle volontarie Tullia Passerini e Rosalba Caramoni.
Lawrence House
Attività di teatro
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