PALESTINA: un sorriso per i bambini dei campi profughi
“aiutare i bambini” supporta l’associazione “Kalandia Child Center for Culture and Development” (ONG di Gerusalemme che opera dal 2003) che, in collaborazione con la ONLUS “Vento di terra” e l’UNRWA, ha come obiettivo ultimo la crescita e lo sviluppo sereno dei bambini dei due campi profughi di Kalandia e Shu’fat, con la creazione di un legame fra le due realtà. A causa del conflitto palestinese i bambini sono infatti i primi ad essere colpiti psicologicamente dalla violenza del luogo in cui vivono; si vuole sviluppare in ognuno di loro la propria individualità e dare loro la serenità che troppo spesso si sono visti negare.“aiutare i bambini” collabora in rete con l’organizzazione finanziando tutta la parte educativa dei campi profughi di Shu’fat e Kalandia.
La nuova responsabile del progetto, Wedyan Ahmad, ci ha inviato importanti notizie.
Ci racconta che il progetto copre diverse aree e attività: lavori di artigianato, un programma sullo studio dei media e messa in pratica delle tecnologie di comunicazione dedicato ai più piccoli e un programma di reinserimento psico-sociale.
Nel campo di Shu’fat (a Gerusalemme Est), le attività portate avanti per i bambini sono davvero molte: tornei di ping pong, giochi tradizionali, sport come pallavolo e calcio. Ma anche arte, musica, teatro pittura e studio della storia locale.
Interessanti anche le iniziative volte alla partecipazione attiva dei bambini nel comprendere il significato di partecipazione democratica e leadership: un bambino viene eletto come rappresentante che coordini i giochi e le attività decisionali.
Tutti i corsi del centro sono organizzati in stretta collaborazione con le scuole primarie e avvengono negli orari extra-scolastici. Si studia anche la lingua inglese e si approfondisce il fattore trauma che tutti i bambini vivono a causa del conflitto sempre presente nel loro vissuto e nella loro vita quotidiana. Il centro è aperto tutto l’anno e può ospitare fino a 300 bambini dai 6 ai 16 anni.
Queste attività sono essenziali data la precaria condizione di vita dei bambini e il contesto di degrado e oppressione nel quale sono coinvolti. La responsabile di progetto commenta: “l’espansione dei coloni israeliani a Gerusalemme Est e le frequenti incursioni dell’esercito creano una forte pressione sugli arabi residenti in questa zona. Ancor più critica la situazione nel campo profughi di Shu’fat, dove la maggior parte dei residenti non ha la carta d’identità israeliana e non può entrare a Gerusalemme”.
Nel campo di Kalandia (Ramallah), le attività sono simili a quelle del campo di Shu’fat. Gli sport più praticati sono calcio, basket e pallavolo; ci sono laboratori informatici, si insegna informatica, a navigare su internet e si guardano film. C’è poi un nuovo progetto lanciato di recente, in cui i ragazzi filmano con una videocamera la vita quotidiana nel campo profughi attraverso interviste e la creazione di video profili degli intervistati. Si lascia libero spazio alla discussione e all’espressione di sé attraverso la recitazione e spettacoli di marionette.
Si organizza anche un’uscita al mese per far conoscere ai bambini i tanti paesi della Cisgiordania.
I bambini coinvolti sono oltre cento!
Per dare continuità alle attività educative e di aggregazione socio-culturale per i bambini palestinesi, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto. Aiutaci anche tu!





