CATANIA: uno spazio non solo per giocare
Alessandro Volpi, responsabile progetti Italia e Antonio Torresi, volontario di “aiutare i bambini”, hanno visitato l’11 febbraio 2011 il progetto “Macari i Picciriddi “ nel quartiere Librino di Catania, dove hanno incontrato la responsabile Giuliana Giannino e il personale dipendente e hanno verificato gli spazi relativi allo spazio gioco.Ci raccontano che “Librino è abitato da persone con fasce di reddito molto diverse: persone che stanno bene e tasso molto più alto di persone a basso reddito, descriverlo è come narrare di un luogo a se stante, nonostante sia vicino a Catania centro.
Incuriosisce che tutte le segnaletiche stradali siano ingabbiate, a volte fino anche a 3-4 metri, una gabbia antivandalismo, antifurto; l’inizio di una visuale che si fa sempre più monocromatica: grigio, degrado, isolamento.
Lo spazio gioco è inserito in un palazzone a più piani, dove il primo impatto è un citofono perennemente sibilante anch’esso ingabbiato. C’è un andirivieni di persone, per lo più genitori giovani con figli piccoli al seguito tra i quali si intravedono anche bambini che dovrebbero andare a scuola.
Il ritardo della ristrutturazione ha comportato un mese di ritardo nell’avvio del progetto. Il 23 novembre il progetto è stato inaugurato. i bambini iscritti sono 12 per il turno della mattina, 27 per il turno del pomeriggio.
Ora il progetto è in pieno svolgimento, le 2 educatori sostenute dal nostro finanziamento sono al lavoro con 10 bambini presenti.
Il bagno è stato ristrutturato. Il costo complessivo della ristrutturazione è stato di 2500 euro.
Ha avuto un contributo della ditta Toscano, che ha fornito tutto il materiale gratuito (mattonelle, scaldabagno), promuovendo anche azioni di volontariato tra i dipendenti presso il progetto (un dipendente giovane della ditta Toscano viene una volta alla settimana a fare attività di formazione allo sport, i dipendenti hanno fatto anche raccolta fondi per le feste natalizie.
Il progetto si basa molto sul volontariato e sull’interazione tra più soggetti: Caritas, Associazione famiglie e sentiero, Centro Talita Kum.
Lo spazio gioco si inserisce in uno spazio più grande: almeno il 60% dei padri sono in galera, ci sono al momento famiglie molto numerose con problemi economici, ma gli operatori constatano problemi di violenze fisiche (al momento c’è una bambina piccola di 10 mesi con segni di violenza fisica, un fratello di questa bambina di 8 mesi è morto per incuria. Sui genitori di questa bambina, malati di aids, è intervenuto il tribunale, che ha aperto un’indagine psico-sociale, ma non ha disposto per il suo affido presso una struttura di accoglienza. La madre, pur con gravi limiti, è riuscita a trovare la fiducia degli operatori e i figli rimangono nello spazio gioco fino alle 16. Ci sono episodi di violenze fisiche verso le donne, problemi di illegalità e spaccio. Le educatrici riferiscono delle difficoltà di instaurare all’inizio rapporto con le famiglie, ma da una titubanza generale i figli si tengono a casa e li deve curare alle mamme) si è passati ad un forte contatto tra famiglie e operatori.
Il progetto è radicato nel territorio e la coerente con il bisogno, ma la rete dei servizi sociali è minima. Lo spazio gioco è un dialogo permanente con le famiglie e non solo: é molto utilizzato per fare campi di volontariato, azione che aiuta a non lasciare isolato il quartiere”.
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“aiutare i bambini” ha deliberato un contributo di euro 23.500 a copertura di parte dello stipendio di due educatrici
e per le spese relative a rendere il nuovo spazio gioco più confortevole.

