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SUD AFRICA: visita delle nostre volontarie ad Oudtshoorn

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Il progetto “Sostegno a Casa Nazareth e Casa Betania “ è stato visitato nell’aprile 2011 dalle volontarie Rosalba Caramoni e Tullia Passerini, che hanno valutato molto positivamente l’intera esperienza.

Le volontarie hanno assistito la responsabile Suor Tereza nella gestione quotidiana della Casa Famiglia, dove oggi vivono nove bambini di età compresa fra i 3 e li 8 anni, e del Centro Nutrizionale, che accoglie 6 bambini dai 15 mesi ai 4 anni. Hanno aiutato sia nella preparazione e distribuzione dei pasti, sia promuovendo attività ludiche e creative. Oltre che nel gioco libero, i bambini sono stati coinvolti in specifiche attività, come la lavorazione della pasta di sale (considerata particolarmente adatta ad una bambina affetta da un ritardo psico-motorio) e la creazione di disegni con varie tecniche (acquerelli, pennarelli, su palloncini). Per sviluppare l’interazione tra i bambini e la loro capacità di mantenere l’attenzione, le volontarie li hanno spesso coinvolti tutti insieme in uno stesso gioco per un certo lasso di tempo.

Tullia e Rosalba non sono mai rimaste sole nelle loro attività, potendo sempre contare sulla presenza alternata e costante di personale locale. Sono rimaste molto colpite, in particolare, dall’instancabile lavoro di Suor Tereza, che gestisce ed organizza per filo e per segno la Casa Famiglia: organizza la logistica della giornata, accompagna i bambini a scuola, segue le questione questioni legali, fa la spesa, accompagna i bambini alle visite mediche, organizza gli incontri con i genitori naturali e con le potenziali famiglie affidatarie, mantiene i contatti con i bambini dati in affido e le famiglie affidatarie. Suor Tereza viene ritenuta un vero punto di forza perché, grazie alle sue capacità, è riuscita a creare una rete di rapporti con la popolazione locale e con gli operatori del settore (medici, psicologi, assistenti sociali, giudici) che le consente di godere di fiducia e rispetto nel contesto in cui opera. Inoltre, le volontarie hanno vissuto un rapporto quotidiano con altre quattro Suore della Provvidenza coinvolte nella vita del progetto.

Tra i problemi riscontrati, quello principale risulta essere il mancato riconoscimento ufficiale della struttura come casa famiglia, che pertanto continua ad operare solo come centro di prima accoglienza. Ciò comporta, da un lato, il mancato ricevimento di un sussidio statale e, dall’altro, l’estinzione, dopo sei mesi di accoglienza, del già esiguo contributo di 13 rand al giorno (corrispondenti a 2 litri di latte) per ciascun bambino, anche se questo continua a rimanere nella Casa Famiglia. Un altro problema riguarda l’impossibilità della Casa Famiglia a poter decidere autonomamente, cioè senza il consenso di almeno un genitore, se sottoporre i bambini ad analisi mediche importanti, come il test HIV, esponendo così i bambini e gli operatori ad un rischio per la loro salute.



La responsabile locale con i bambini

La responsabile locale con i bambini

Le volontarie sono state con i bambini

Le volontarie sono state con i bambini

Un bambino del centro

Un bambino del centro