REP.DOMINICANA: Noi, bambine lavoratrici
"aiutare i bambini" sostiene ad Haina un progetto di adozione a distanza a favore di 80 bambini discriminati che vivono nella favela Bella Vista.Un articolo pubblicato su "Viralata" n° 53, Bollettino periodico di One Respe, racconta la triste condizione di vita di molte bambine lavoratrici in Repubblica Dominicana:
"Le donne immigrate haitiane comprendono tali e tanti profili ed esperienze da rendere impossibile una classificazione: mogli di immigrati residenti nei barrios o studentesse universitarie haitiane, donne che vivono in campagna, ma anche bambine lavoratrici, vittime di traffico di minori. Per la loro età non sono considerate donne, ma lavorano come adulte e anche di più. Oppresse e sottomesse, in condizioni di quasi schiavitù, spesso violate, sempre sopraffatte, sono obbligate da un vissuto difficile ad assumere, così piccole, pesanti carichi di lavoro, lontane dalla famiglia -molte non sanno da dove provengono- svendute e abbandonate..
La maggior parte di loro lavora come domestica in case di terzi, spesso vi vivono, molte di esse sono bambine che i padri "dieron en crianza" ovvero le hanno affidate a conoscenti perchè lavorassero in case altrui, dietro la promessa che la datrice di lavoro si sarebbe preoccupata di dar loro accoglienza, farle studiare e dare del denaro.
Le bambine intervistate vanno quasi tutte a scuola, unica concessione. Lavorano tutto il giorno tutti i giorni, prima e dopo la scuola. Raccontano che non ricevono un salario, ricevono "ropa y comida", vestiti e accoglienza, ogni tanto qualcosa per le spese scolastiche. Altre segnalano che, all'occasione, inviano un poco di denaro ai loro parenti ad Haiti.
Il carico di lavoro è pesante: una bambina di 8 anni dice che cucina, pulisce e bada ai bambini, li manda a scuola e solo dopo si prepara ad andarvi anche lei. Si alza alle 5 del mattino, quando ritorna pulisce la casa, durante la notte cura un bimbo di un mese. Un'altra di 7 anni si alza alle 6, vuota la bacinella della pipì, riordina, bada a tre bambini, li veste e li manda a scuola. Va a scuola, torna a mezzogiorno. spazza il patio e la casa, gioca un momento alla sera, poi ricomincia a badare ai bambini, li veste, gioca con loro, non riceve denaro. Una adolescente di 14 anni pulisce, lava e cucina, bada ai bambini. dice: "mi sento male, sono sola a lavorare. la signora- quella che l'ha "sistemata"- vuole che io impari a fare bene le cose fino a quando troverò un altro lavoro, ma non mi piace. i bambini non mi aiutano, in più se non riesco mi accusano".
Non sanno niente del loro passato, descrivono con reticenza il presente non hanno aspettative per il "futuro". Se avranno fortuna troveranno un posto per vivere, sposarsi, studiare, tornare ad Haiti, lavorare in un negozio....
Due storie esplicative:
Marie
Marie é una bambina timida, triste, taciturna. Ha gli occhi umidi e a volte ha interrotto il suo racconto per piangere Non conosce il suo cognome né la sua età, forse ha 7 o 8 anni. Sa di essere nata ad Haiti, in un posto dove c'erano tante case, non ricorda il luogo. Viveva con sua madre, suo padre e 5 fratelli di cui dice di ricordare i maggiori.
"Quando vivevo ad Haiti stavo con la mamma, papà veniva di notte. La mia casa era grande, fatta di cartone. Non sono mai andata a scuola, però volevano iscrivermi. A casa giocavo con il mio fratellino, avevo una bambola di pezza e una amica di nome Isabel.." le si annebbia la vista, tace, poi ricomincia "giocavamo a nascondino cantavamo......." Ricomincia a piangere. "Mi venne a prender un uomo... non so perché. Ora vivo con Rosemari..., lavoro molto, bado alla bambina, faccio la spesa e compro il carbone. Non mi piace... se non riesco a far tutto mi sgridano. La bambina che curo non fa niente, si accontenta di guardarmi. Lei non fa niente e le comprano tutto, mi danno le cose quando sono sciupate. Lavoro, pulisco, mi fanno male le mani, arrivo tardi a scuola.. mi chiamano negra idiota...
Vorrei veder la mia mamma e i miei fratelli, spero di andare a trovarli, ma non ho denaro, non me ne danno. Da grande voglio fare la maestra, però non so se ci riuscirò".
Maricler
Dice di avere 14 anni, è venuta da Haiti da due anni, è triste e ribelle, mostra resistenza alla intervista, parla solo al terzo incontro.
Dice "sono venuta per curare i bambini... non ero mai andata tanto lontano da casa mia, vivevo con il papà e i miei fratelli, la mamma é morta di parto quando avevo 10 anni, non ricordo il suo nome. Piango spesso"
Abbassa la testa, ha gli occhi umidi, poi si tranquillizza, un ricordo ne richiama un altro...
"Quando ero piccola giocavo molto, facevo casette con la pietra e bambole con i semi di mango... Una volta andai a prendere l'acqua, c'era un ragazzo, gli tirai una pietra che lo colpì alla testa e mi spaventai quandi vidi il sangue, ma é stato lui a cominciare... voleva farmi del male. Lo portarono dal medico e dissero a mio padre che non importava avesse cominciato lui. Parla di suo padre:" non so cosa facesse, ma mia mamma lavorava molto. Non volevo che morisse, lei mi voleva bene, mi portava con lei al mercato a vendere aglio, pepe, dolci..., quando terminavamo, divideva con noi quello che aveva guadagnato..."
Pensa alla mamma, non sa spiegarsi perché ne abbia dimenticato il nome, pensa ai fratelli, é sicura che desiderino vederla. "Vorrei potessero venire qui, sapere come stanno..."
"A 10 anni mio padre mi disse che mi portava a casa di mio zio, ma non mi ha detto che era per lavorare... Pensavo di dover andare in qualche luogo...con una signora montammo su una camionetta e arrivammo a Barahona e dopo qui, dove lavoro ora, e chi mi ha portato é stata pagata. Dovevo curare una bambina, poi andare a vendere. Camminavo a lungo e il sole mi faceva venire il mal di testa. I ragazzi mi dicevano oscenità e insulti. Non sono più andata a vendere, ma faccio molti lavori, pulisco, lavo, cucino, curo i bambini tutti i giorni, anche la domenica. La signora che mi ha trovato questo posto vuole che io impari bene per occuparmi presso un'altra casa. Non mi piace star qui nessuno mi aiuta. Lavoro sempre e non vengo pagata, non mi comprano un quaderno né un paio di scarpe, per questo non posso andare a scuola.... Quando non riesco a fare tutto mi sgridano.. io mi alzo alle 5 del mattino... Da grande voglio sposarmi, tornare ad Haiti, fare la maestra..."
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