REP. DOMINICANA: “Una calorosa e affettuosa accoglienza”
Nel mese di marzo 2010, la volontaria Marina Brolatti ha visitato entrambi i progetti che la Fondazione sostiene in Repubblica Dominicana attraverso l’associazione Los Amiguitos de Cristo: l’adozione a distanza di bambini rifugiati da Haiti a Monte Llano e ad Arroyo de Leche.
Leggi la testimonianza di Marina apparsa sul numero della rivista TU Style a giugno 2010 »
Ecco uno stralcio del suo diario, nel quale racconta in particolare della sua visita al centro di pianura, a Monte Llano.
“Sono arrivata a Santo Domingo venerdì 5 marzo e ho incontrato Paolo, volontario della Fondazione che stava visitando il progetto e si sarebbe fermato fino al 9. Arrivata in albergo ho trovato Karen (ndr. Padilla, responsabile del progetto) ad aspettarmi e mi sono subito sentita a mio agio. Dopo le presentazioni e un po’ di chiacchiere ci siamo dati appuntamento per il giorno successivo per andare a visitare il Centro dove il lunedì avrei iniziato a lavorare con i bambini (nel weekend il Centro è chiuso).
Finalmente è arrivato il lunedì. Karen mi è venuta a prendere verso le 8.30. Il resort nel quale alloggiavo dista circa 15 km dal Centro. Siamo arrivate e ho fatto subito un giro delle varie classi prima di fermarmi nella mia; così ho conosciuto le insegnanti dei bambini più grandi. Mi ha colpito vedere questi bambini seduti in modo composto al loro banco, con il quaderno davanti, salutarmi educatamente con molto calore. Poi sono arrivata da Angela e ho conosciuto i bimbi con i quali avrei condiviso i 20 giorni successivi. Anche lì l’accoglienza è stata calorosissima e affettuosa: dopo la prima carezza, che mi è proprio scappata dalle mani, mi sono trovata bimbi aggrappati alle braccia, alle gambe e che mi tiravano la maglietta. Con un po’ di fatica e tante risate abbiamo ristabilito l’ordine e Angela mi ha mostrato il programma. Abbiamo continuato a fare gli esercizi con le vocali, a colorare i disegni, a imparare l’alfabeto, naturalmente intervallando il tutto con canzoni, filastrocche e giochi vari.
Anche le mattine successive, appena arrivavo c’erano sempre almeno 10 minuti di abbracci e di coccole. Poi a mezzogiorno operazione di lavaggio delle mani perché arrivava il pranzo. Dopo pranzo molti bambini andavano via (dai 6 anni in poi vanno a scuola ) e verso le 14.30 arrivavano i bambini che erano stati a scuola la mattina (la scuola pubblica fa il doppio turno). Molti dei bambini più piccoli si fermavano invece anche per il pomeriggio e quindi, dopo il pranzo, si giocava un po’ nel cortile. L’impegno principale consisteva nel farli giocare insieme evitando il più possibile che si azzuffassero, convincendoli a guardare per un po’ i cartoni animati e a dormire un’oretta.
I 20 giorni al centro sono trascorsi seguendo più o meno questo ritmo…
Mercoledì 24 marzo è stato il mio ultimo giorno al centro. Un paio di bimbi mi hanno chiesto se potevano venire in Italia con me. Che fatica dirgli di no!
Durante questi 20 giorni ho fatto a loro tantissime foto anche perché mettersi in posa e rivedersi nelle foto li divertiva moltissimo. Con le foto più belle ho preparato un poster e gliel’ho regalato il giorno della partenza.
Questo progetto si prende cura di circa 200 bambini (città + montagna) e mi è sembrato che Karen riesca a dare delle priorità tra tutte le necessità che ci sono. Ora la priorità numero uno è quella di trovare un finanziamento per il centro di montagna. Ho avuto anche modo di considerare la grande utilità delle adozioni a distanza. Altra cosa positiva notata è l’importanza che viene data all’igiene e alla pulizia personale. Una mattina c’è stata la distribuzione di spazzolini da denti e dentifricio a tutti i bambini con relativa “ lezione” di igiene dentale; nell’occasione ho scattato decine di foto ai loro bianchissimi e dolcissimi sorrisi.
Si prova una grande soddisfazione nel vedere questi bambini puliti, nutriti e ci si rende conto del disastro che succederebbe se venissero a mancare gli aiuti per far andare avanti una struttura del genere. Quasi tutti i bambini, lì, hanno una condizione familiare difficilissima: non sempre ci sono i genitori e vedi bambine di 7 o 8 anni che si ritrovano a fare da mamma ai fratellini più piccoli; o, ancora, ragazzine di 13 -14 anni che hanno già un figlio, oppure un piccolo problema di salute che può diventare un grandissimo problema, perché non c’è la possibilità di affrontarlo nel modo giusto. Karen, con questa struttura, cerca di garantire a questi bambini, tra mille difficoltà, ciò che per noi è una normale e scontata quotidianità”.
Marina Brolatti






