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CAMBOGIA: "Siamo appagate e colme d'amore"

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La volontaria Elena Milocco è stata in Cambogia in visita al centro per bambini orfani sieropositivi "Our Village", progetto sostenuto anche grazie ai fondi raccolti durante l'evento nazionale di piazza "Babbo Natale per un giorno 2009".

Ecco il suo diario:

15 aprile
 
“Happy New Year... Non è uno scherzo: in Cambogia il Capodanno e' il 14 aprile, come in Cina. E oggi e' il primo dell'anno per loro. Sono tre giorni che partiamo alle otto con un furgone aperto (il tetto è un telo di plastica) come gli agricoltori delle risaie e portiamo a turno i bimbi a fare il giro dei wat (i templi). Sono giorni santi per loro. E'un'esperienza entusiasmante. Il primo giorno abbiamo portato i piccolini a vedere il tempio delle scimmie. Come si può dedurre, le scimmiette dispettose circolano libere e per i piccoli e' una festa. Il secondo giorno con i bimbi un po' più grandi e alcune maestre abbiamo visitato un tempio più pomposo, più serio. I cambogiani sono gente incredibile, lavoratori estremi, organizzati, umili, miti.

Gli aiutanti del villaggio-ornanotrofio-fattoria-scuola-infermeria-casa giochi preparano il ghiaccio, i pentoloni di riso bollito, la carne speziata a pezzetti (pollo), le verdure stufate. Per i bambini il cibo al villaggio e' estremamente bilanciato, orari fissi, nessun fuori pasto, cibo nutriente e senza grassi che possono peggiorare le loro condizioni di salute. Riso, pollo, verdure e meravigliosa frutta (mandarini, manghi ed angurie). Scaricano il cibo e lo portano nei templi. Viene benedetto dai monaci in arancione e tutti noi con i bimbi ci sediamo per terra sui tappeti a ricevere spruzzate di acqua e fiori di mughetto e loto; accendiamo gli incensi e i piccoli pregano per la salute. Sono bellissimi ed incredibilmente disciplinati ed adulti.

C'è un codice di buona crescita e di comportamento a cui tutti si attengono, maestre, volontarie, bambini e ragazzi: ognuno si prende cura di qualcun altro, tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile, si può bisticciare per far valere i propri diritti ma nessuno urla (troppo), mai sgridare un bambino, mai alzare le mani, quando si dà qualcosa a qualcuno lo si dà anche agli altri. Ognuno soddisfa i propri bisogni, i piccoli vengono nutriti per primi ma poi si mettono da parte e non disturbano i grandi che mangiano cose diverse, ognuno ha il suo spazio ed i suoi tempi. Insomma, non si sacrifica nessuno per qualcun altro (età che sia). Questo e' importante perché tutti stiano bene e possano manifestare il proprio carattere. Ogni bambino o ragazzo ha una scheda in cui viene indicato il tipo di carattere ed i gusti (preferisce la zuppa di verdure, e' timido, espansivo…) di modo che ognuno sappia con chi si ha a che fare e rispetti e non forzi o cerchi di cambiare quello che e'. Insomma, tutto questo e' in definitiva il CODICE DI RISPETTO.

Il primo dell'anno ci si tirano i gavettoni e ti buttano una specie di farina profumata addosso... come in India alla festa dei colori. E' stata una gioia, tutti impolverati, inzaccherati, urla, grida, risate. Una marea di gente ovunque e le bancarelle con le cose più impensabili in vendita.
Vedere i bambini nel furgone e' uno spasso... i più fortunati riescono a piazzarsi sulle nostre gambe (di solito due) e gli altri si siedono tutti in mezzo, uno vicino l'altro e dopo un po' li vedi ciondolare e distendersi uno sopra l'altro addormentati! Non si lamentano mai, si adattano, si sistemano, cambiano posizione, fanno i turni per stare tra le nostre braccia. E il viaggio dura tre ore. Alla fine rientriamo alle cinque, stremati e felici.
Lo strano è che è una vita talmente appagante e sana (cibo, orari con la luce, risate, affetto) che non siamo mai stanche e siamo veramente appagate e colme di amore.

20 aprile

Sto lavorando davvero tanto per i piccoli. A volte si spezza il cuore quando mi accorgo che sotto le magliette hanno le cicatrici di brutte operazioni, cuore, intestino... il brutto dell’HIV e dell’AIDS sono le immunodifese basse. La cosa peggiore della sieropositivita' e' che porta al 90% la Tb (tubercolosi) e quando abbracci i piccoli e metti loro una mano sulla schieda senti gracchiare i polmoni mentre respirano. Le immunodifese basse provocano anche problemi di pelle e rush cutanei.
Ma ad Our Village i bambini arrivano a seguito di uno o anche quattro anni di cure in una struttura infermieristica specializzata e quindi non hanno problemi di malnutrizione o cose gravi. Quando peggiorano vengono portati via per essere curati meglio.
Se viene curata l'alimentazione e i bambini prendono le medicine ogni giorno, possono condurre una vita abbastanza normale. Giocano, ridono, scherzano! I piu' bravi a scuola (ed e' incredibile notare come si distinguono dagli altri) accedono a scuole più importanti di quelle del villaggio. La mia conoscenza dell'aggressività' e della rabbia (sono specializzata!) fa sì che riesca a gestire i bambini più difficili. La mattina lavoriamo all'asilo nido dalle 7.00 alle 9.00. Il primo giorno che sono arrivata c’era un bimbo di circa 5 anni che ha iniziato a lanciare i giocattoli e le sedioline addosso agli altri.

Abbiamo visitato il campo 21, la zona in cui il governo "democratico" di Pol Pot nel 1975 ha iniziato ad arrestare, seviziare e torturare milioni di povera gente cambogiana che non rispettava la dittatura. Tremendo... noi vivevamo bene il 1979 e loro morivano in condizioni pietose. La storia dei Khmer e' impressionante. C'e' un cartello in centro al lager che elenca i 10 comandamenti del regime: non parlare con nessuno, se si viene interpellati rispondere subito in 10 secondi, non alzare mai lo sguardo, consegnare ogni bene al regime, non scrivere lettere d'amore, non avere nessun contatto fisico in pubblico ecc... altrimenti si veniva subito rinchiusi e torturati per ore. Una cosa terrificante. Dunque, questo ha fatto si che tuttora il popolo cambogiano non parli molto, non conosca la dolcezza e l'affetto, e la cultura sia retrograda.

Ho trasferito le storie di cento bambini sui format in inglese e poi sono riuscita a tradurne in italiano ottanta circa per le adozioni a distanza di “aiutare i bambini”. Su consiglio di Kathy e John, i coniugi americani che gestiscono il Centro, non abbiamo indicato informazioni cruente o dolorose, per rispetto...

I bambini che sono stati picchiati ed abusati sono più arrabbiati dentro di altri, questo lo percepiamo tutti al villaggio. A volte faccio disegnare i bambini e loro sfogano il dolore facendo dei cerchi neri frenetici sui fogli, poi ridono!
Mi mancheranno tanto tanto.
Alzarsi alle cinque e cominciare a sentire tante voci che chiamano “mam, mam, mam!” è proprio divertente. Ogni piccolo sceglie le sue volontarie preferite... e sono quelle per tutta la durata della permanenza!"

Elena Milocco

 



'Our Village' è un centro che ospita bambini orfani e sieropositivi

I bambini hanno tra i 2 e i 18 anni

La volontaria Elena ha visitato il Centro lo scorso aprile

Elena in compagnia di alcuni bambini accolti presso 'Our Village'