io volontario

area riservata



registrati
Hai dimenticato la email o la password? »
Dona ora. Fai click subito! »
Home page

KENYA: “Cosa ha significato per me questa esperienza”

PDFStampa


Claudia Magli, Marusca Fara e Sara Dossena hanno visitato il progetto “
Adozione a distanza di un gruppo di 30 bambini orfani” che “aiutare i bambini” sostiene a Riandu, in Kenya.

I bambini coinvolti nel progetto hanno da pochi mesi a 17 anni di età e sono nella maggior parte dei casi orfani di entrambi i genitori. Le adozioni a distanza permettono di assicurare ai bambini il cibo, i vestiti, il materiale didattico e le spese mediche.

Al suo ritorno Claudia ci racconta:

“In Kiswahili Riandu, la località sede del progetto visitato, significa ‘Luogo di persone’, ‘Place of People’ ci hanno detto.
Nel mio cuore Riandu significherà per sempre il luogo degli 82 bambini con cui ho potuto trascorrere 15 giorni fantastici nella loro Children’s Home, la casa accoglienza che ospita bimbi orfani o con genitori con gravi difficoltà economiche.

Cosa è stata e cosa ha significato per me questa esperienza?

Riandu è stato dedicare un po’ del mio tempo e delle mie energie a bimbi che hanno nella loro infanzia molto meno di quello che ho avuto io, è stato ritrovarsi in situazioni completamente diverse da quelle cui siamo abituati, è stato riempirsi il cuore dei loro sorrisi, dei loro dentini bianchi dietro labbra che sembrano dipinte, è stato riempirsi il cuore dei loro occhioni bellissimi, neri, profondi, immensamente espressivi, delle loro manine e delle loro voci allegre in grado di ripetere perfettamente parole e proverbi italiani…

Riandu è sì stato anche fatica, senso di impotenza, mancanza di energie ma soprattutto la possibilità di crescere, di affrontare difficoltà, di vivere e comprendere i “tempi” africani, è stato la capacità di oziare, di non pensare a nulla e di pensare a tutto quasi nello stesso tempo, è stato il piacere di stare sola con me stessa sapendo di non essere assolutamente sola grazie alla presenza dei bimbi prima di tutto, poi dello staff della Children’s Home e grazie alle mie fantastiche compagne di viaggio, Marusca e Sara.”

Marusca scrive:

"…ed ancora una volta decido di arricchire la mia vita, riparto, questa volta per Riandu, Kenya.
Riandu è un piccolo villaggio situato a circa 150 Km a nord di Nairobi. A Riandu, come purtroppo in molte altre parti del Kenia, unitamente all’aumento demografico aumenta anche il numero dei bambini orfani. 
E anche questa volta, con un senso d’ impotenza che mi stringe lo stomaco, sono costretta a realizzare che le principali cause di tutto questo sono la povertà, l’ignoranza e l’AIDS. In Kenya l’AIDS ha decimato intere famiglie lasciando centinaia di bambini orfani e quindi bambini senza una famiglia, bambini senza cibo, bambini senza istruzione e senza futuro.

Fortunatamente però ci sono persone che non restano indifferenti di fronte a tanta sofferenza e che grazie alla loro sensibilità riescono a sentire le urla silenziose dei bambini.
Una di queste persone si chiama Henry. Padre Henry è il responsabile della Mbere Children’s home, una casa famiglia che con l’aiuto della Fondazione “aiutare i bambini” ospitata 82 bambini orfani. Nella casa Padre Henry, con l’aiuto del suo staff, offre qualcosa che in Kenya se sei orfano è impossibile avere: una possibilità e la possibilità che viene offerta a questi bambini non è soltanto quella di sopravvivere ma quella di avere una vita degna di questo nome.

Ho ancora vivi dentro di me lo stupore e l’emozione che ho provato in tanti momenti.
Lo stupore, di fronte alle file ordinate e silenziose che si formavano davanti alla cucina al momento dei pasti.
Lo stupore, di fronte al senso di responsabilità con il quale ognuno dei bambini svolgeva i propri compiti, come quello di andare a prendere la legna per il fuoco, tenere puliti gli spazi comuni, lavare i vestiti o lavare i piatti.
Lo stupore, nel riconoscere comportamenti da adulto in bambini di 7 anni.
Ma lo stupore più grande, quello che mi chiudeva la gola per l’emozione, lo provavo ogni sera, dopo cena, quando sotto la luce fioca di quattro lanterne i bambini prendevano le loro cartellette logore e ne tiravano fuori libri e quaderni, altrettanto logori, e nonostante le loro testine si piegassero in avanti sotto il peso della stanchezza loro restavano li, a fare i compiti. E’ stato in quei momenti, che con immensa commozione, ho realizzato quanto grande fosse la loro voglia di migliorarsi, di farcela.
E insieme a tanto stupore un mare di emozioni quando all’improvviso, in un momento di pausa, mentre guardo un tramonto che mi toglie il fiato o un cielo stellato che non avevo mai visto, mi sento prendere la mano e poi mi sento stringere il braccio e abbassando gli occhi vedo un bambino, uno dei tanti ai quali nel pomeriggio, tra un gioco ed un disegno, avevo fatto una carezza; è stato in quel momento che mi sono resa conto di quanto un gesto per me così “normale” fosse per loro una cosa speciale.

Ai sostenitori di questo progetto di adozione a distanza dico grazie, dico grazie per tutti i sorrisi di fronte ai quali ho potuto emozionarmi.
La cosa bella di questi viaggi è che noi non abbiamo idea di quanto possiamo dare, finché il volto radioso di un bambino non ce lo fa scoprire."



La volontaria Claudia Magli

La volontaria Claudia Magli

Il gruppo di volontarie Claudia Magli,Marusca Fara e Sara Dossena

Il gruppo di volontarie Claudia Magli,Marusca Fara e Sara Dossena

Un bambino a scuola

Un bambino a scuola

Un momento di giochi

Un momento di giochi