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ECUADOR: “Un sorriso vale più di una medicina!”

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A settembre Claudio e Nadia, una coppia di infermieri e volontari di “aiutare i bambini”, ha visitato il progetto di sostegno di una mensa e di un doposcuola a Quito, in Ecuador:

“Siamo Nadia e Claudio, due infermieri professionali di Rieti (sposati con figli grandi), che da anni pensavano di fare un’esperienza di volontariato. Già qualche mese prima di partire per Quito abbiamo mobilitato parenti e amici per trovare più materiale possibile da portare con noi.
Il viaggio è stato lungo, siamo arrivati di sera tardi: davanti ai nostri occhi sono apparse un’infinità di luci. Ad accoglierci all’aeroporto c’erano Suor Lucia (responsabile del progetto) e Suor Franca.
Con Suor Lucia abbiamo pianificato il lavoro da svolgere durante la nostra permanenza a Quito.Ci ha spiegato dei lavori in corso, perché la mensa e il refettorio erano diventati troppo piccoli per accogliere 100 persone tra bambini e anziani. Ci ha parlato anche delle situazioni familiari e ambientali in cui i bambini e anziani vivono, che nei giorni seguenti abbiamo potuto constatare con i nostri occhi.

Di mattina, mentre i bambini sono a scuola, sistemiamo e gestiamo l’ambulatorio: vengono mamme con bambini più piccoli con problemi di diarrea, vomito, parassitosi o anziani a controllare la pressione, la glicemia, a fare le punture o medicazioni di ferite; di pomeriggio intratteniamo i bambini facendoli giocare e disegnare: non è stato importante se non parlavamo bene la loro lingua, c’è stata subito un’intesa reciproca!

Nei giorni 14 e 15 settembre abbiamo fatto una lezione di igiene personale e alimentare: erano presenti circa 30 bambini e la lezione è stata preparata con disegni ed esercitazioni pratiche sul lavaggio delle mani e dei denti. Dopo i bambini, sono entrate le mamme ed anche a loro è stata proposta una lezione simile per insegnargli come si devono comportare in caso di febbre, diarrea o parassitosi nei loro bambini.

Durante le visite effettuate nelle “abitazioni”, abbiamo conosciuto realtà inverosimili: dalla situazione logistica (case non case, che per arrivarci dovevi stare attento dove mettere i piedi), alla scarsissima igiene (acqua non disponibile dentro casa), alla situazione alimentare (non tutti i giorni riescono a fare un pasto), alla situazione sanitaria (se non hai i soldi per le medicine non puoi curarti). Si presenta davanti ai nostri occhi una realtà diversa, non pensi che “lì” possa viverci una famiglia.
Nonostante tutto, la cosa che si nota di più quando vai nelle loro case, è la felicità nei loro occhi: per il solo parlarci, misurare la pressione, ci ringraziavano tante volte dicendo “Dio ti benedica”, abbracciandoci. Qui ti rendi conto quanto un sorriso valga più di una medicina! Questa è stata per noi la gioia più grande che abbiamo riportato in Italia.

Così come i bambini, grandi e piccoli, con vestiti stracciati o messi al rovescio perché sporchi, con il naso moccoloso: non riuscivi a staccarteli dal collo quando era l’ora di andare a casa, i loro sguardi e i loro sorrisi sono stati per noi pane quotidiano. Ci siamo divertiti tantissimo, ma una volta che ci siamo lasciati non sono mancate le lacrime: è stato difficile rimanere indifferenti.

Tornati in Italia non c’è stato bisogno di raccontare agli amici quello che si è visto e vissuto, lo hanno capito dalle nostre espressioni quando dicevano “….e i bambini?”, è scritto lì nei nostri occhi l’amore che abbiamo riportato da 3000mt. Grazie.”



I bambini in classe

Il volontario Claudio

Claudio durante la lezione di igiene

La volontaria Nadia con un gruppo di bambini