PERU’: “Si trova sempre da fare e ti senti veramente utile”
A fine 2009 “aiutare i bambini” ha rinnovato l’impegno per assicurare la scolarizzazione dei bambini sieropositivi seguiti presso l’ Hogar San Camilo con un aumento significativo: per il 2010 i bambini coinvolti saranno 40 e verranno erogati 8.000 euro.Nel dicembre 2009 le volontarie Benedetta Giorgi e Ilaria de Gennaro si sono recate a Lima, dove “aiutare i bambini” sostiene due progetti.
All’“Hogar San Camilo” hanno visitato il progetto di adozione a distanza di 40 bambini sieropositivi. Questa la loro relazione:
“Sin da subito siamo state coinvolte nella vita e nelle attività dell’Hogar: stare con i bambini tutto il giorno e organizzare per loro giochi e lavoretti, eseguire normali azioni quotidiane come lavare i piatti, fare il bucato, andare a fare la spesa (cosa a cui padre Zefirino tiene particolarmente!) e fare “escursioni” nel piccolo bus dell’Hogar, per portare pane e vestiti ai malati fuori di Lima.
All’Hogar, se si vuole, si trova sempre qualcosa da fare; c’è la possibilità di fare veramente di tutto e questo ti porta a sentirti veramente utile, non si finisce mai.
I bambini arrivano intorno alle nove della mattina, alcuni rimangono anche fino alle sette di sera; prima, durante e dopo la loro permanenza si dà una mano a mettere a posto il magazzino, preparare il pranzo per più di cinquanta persone, etc.
L’Hogar si presenta come un centro ben organizzato e strutturato, ormai rodato, un modello di tipo aziendale che però ha fini benefici. La sua priorità è senza dubbio la ricerca di nuovi fondi, soprattutto adesso che si sta costruendo una nuova casa per orfani sieropositivi a Chiclacayo, ad un’ora di macchina dal centro di Lima.
Non abbiamo avuto particolari difficoltà: in certi giorni ci sono veramente così tante persone che può risultare a prima vista un ambiente disordinato e confusionario, ma é questo in realtà il suo bello.
Abbiamo incontrato tante persone, ci vorrebbe un libro per nominarle e descriverle tutte, ma la più determinante è sicuramente Padre Zeffirino, responsabile diretto ed unico del centro, colui che prende qualsiasi decisione per questo e altri progetti di cui si occupa, per noi un vero padre peruviano, sempre attento alla nostra sicurezza e alimentazione. Ricordiamo con affetto anche i lavoratori dell’Hogar: psicologi, medici e assistenti sociali, i cuochi e le donne delle pulizie, tutti meravigliosi e disponibili; e gli “albergados”, persone adulte malate di AIDS che vivono nel centro e qui ricevono cure e controlli specializzati condividendo i momenti di vita quotidiana e aiutando, per quanto possibile, nelle attività quotidiane.
A chi verrà all’”Hogar” diciamo di vivere pienamente la vita del Centro in tutto il suo insieme e in tutte le sue attività: è un’esperienza che ti arricchisce tantissimo e ti rimane dentro”.
Ilaria e Benedetta




