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BRASILE: “Qui ci si dedica agli altri senza chiedere nulla in cambio”

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Alessandra Izzo e Luca De Solda hanno trascorso due intense settimane a Mata Escura (una delle peggiori favelas di Salvador de Bahia) visitando i centri “Nuova Semente” e “Raio de Luz”, dove “aiutare i bambini” ha attivato programmi di adozione a distanza.

Questo il loro diario di viaggio:

Siamo agitati e in preda a mille pensieri. Arriviamo a Salvador alle 16, un prevedibile ritardo sulla tabella di marcia. Incontrata in aeroporto Suor Egì, arriviamo al Centro “Nuova Semente”. E’ già buio. Aperti i cancelli della struttura non vediamo nulla, sentiamo solo tanti bambini che urlano e, festosi, circondano subito la macchina. Piccole testine cominciano a toccarci e sentiamo le loro manine addosso, ci prendono i bagagli e subito ci fanno strada.
Entriamo nella comunità, una bella struttura sviluppata su due livelli. Lasciamo nella stanza i bagagli e, curiosi, andiamo dai bambini.
Hanno diverse età, tanti nomi difficili che ci sforziamo da subito di memorizzare. Vogliono sapere di noi, conoscerci, farsi capire. Sono attratti dai nostri capelli lisci e dalla pelle che continuano ad accarezzare. Prendendoci la mano a due o tre per volta ci mostrano il centro e le loro camere: tanti lettini sono disposti, uno accanto all’altro, in un unico stanzone.
E’ l’ora di andare a letto e ci chiedono la buona notte: ci danno la mano perché noi gliela baciamo, porgiamo la nostra e i bimbi contraccambiano questo gesto; infine ci si abbraccia calorosamente esclamando ‘Boa noite!’.
Qualcuno fa il furbetto e si rimette in fila più di una volta, ma Suor Egì non tarda ad arrivare, ricordando loro che è ora di dormire.
Ci invitano così alla prima delle diverse cene trascorse a Mata Escura. Ci fanno accomodare in una tavola rotonda insieme a tutti i ragazzi più grandi: hanno tredici o quattordici anni, un’infanzia vissuta nel centro e ora aiutano in modo esemplare le suore nella gestione dei più piccini.

Abbiamo portato molti materiali per poterli intrattenere e già dal secondo giorno cerchiamo di interagire con loro proponendogli diverse attività: adorano colorare, riempire i fogli con mille colori vivaci.
Alcuni dei 40 bambini presenti nel centro sono con le famiglie, per cui abbiamo modo di conoscerne solo una trentina.
La mattina è tempo di fare i compiti: portoghese, lettura e comprensione del testo. Ci cimentiamo in questa attività, anche se non sappiamo per niente la lingua. Ecco che, d’improvviso, la nostra paura più grande, ossia quella di non riuscire a comprendere la realtà che ci circonda, si vanifica in gesti semplici, parole ripetute piano e disegni che ci consentono di interagire benissimo con i bambini.
Nel pomeriggio visitiamo l’asilo “Raio de Luz” (Raggio di Luce), nome emblematico vista la realtà che lo circonda: ci dicono che le favelas intorno alla struttura sono di recente costruzione, fatiscenti ed in mezzo a strade sterrate. Siamo al confine con una tipica foresta incontaminata brasiliana da cui prende il nome l’intero quartiere: Mata Escura, infatti, significa ‘macchia scura’, proprio per la fitta flora che la caratterizza.
L’asilo è una palazzina di tre livelli: un dormitorio ‘por cima’ dove dormono i più piccoli e negli altri due piani la cucina e le stanze dove giocano e svolgono diverse attività. Li intratteniamo anche noi facendoli disegnare e cantare: sono molto bravi e seguono attentamente i balli che gli proponiamo (rigorosamente in italiano perché tradurre in portoghese "un cocomero tondo tondo" ci risultava difficile).
Distribuiamo loro un foglio ciascuno, divertendoci a pitturargli le manine: appoggiate sul foglio diventano bellissime farfalle colorate!

I giorni sono sempre pieni di attività e Suor Egì approfitta della nostra presenza per portare i ragazzi in spiaggia. E’ già domenica e la giornata si prospetta serena. Dopo un’ora di autobus arriviamo alla praia. Solo il tempo di sistemarci e sono già tutti in acqua: schizzano e si divertono. Ci tuffiamo anche noi e subito inizia una ‘gara di tuffi’! Sono sereni ed amano la nostra presenza.
Torniamo tardi al centro e il sole è già calato. Camminiamo svelti dalla fermata fino alla comunità: le strade sono buie e, anche se una musica allegra si diffonde nell’aria, ci rendiamo conto quanto siano davvero pericolose…
La sera tiriamo fuori dalla valigia una sorpresa per i bambini: sono due bandiere che festosi appendono all’entrata del centro; subito si creano due schieramenti (Brasile e Italia) e noi ovviamente non possiamo che sentirci verde e oro!

Lunedì è un giorno importante: è il compleanno di Tia Edvania, una ragazza che sta percorrendo il cammino di fede per diventare suora, alloggia presso il centro e aiuta le suore nella gestione dei bambini. Quella mattina avevamo previsto alcune attività con i palloncini. Uniamo a quest’ultimi un po’ di fantasia, qualche stella filante e mescoliamo bene…E’ un composto perfetto che trasforma il salone in una festa di compleanno stupenda!
La sera arriva Tia Edvania: i bimbi e Suor Edì cantano tante canzoni di augurio che ci arrivano dritte dritte …fino al cuore. Sentire i bambini cantare tutti insieme è un’emozione unica, è una comunione di gioia, festa, allegria, …veramente tanta commozione!
La mattina dopo un’altra volontaria della Fondazione si aggira per il Centro: la sera prima abbiamo regalato a Tia Edvania una maglietta gialla che, orgogliosa, già sfoggia.

Mancano pochissimi giorni e la giornata seguente è dedicata alla visita del carcere dove sono detenuti anche i genitori dei bambini che risiedono presso il Centro “Nuova Semente”. Attentamente perquisiti dalla polizia penitenziaria, entriamo nell’ala di massima sicurezza del carcere. Ci circondano circa cento detenuti giovanissimi.
Ci fanno rabbrividire in particolar modo le parole di un giovane padre che, avvicinandosi a noi, ringrazia per il lavoro svolto con i suoi figli. Sono parole umili e che stringono il cuore.

Siamo giunti al termine di questa meravigliosa esperienza. Non una lacrima riga il viso dei bambini e noi ci tratteniamo a fatica dal piangere capendo che queste giovani vite hanno la ‘pelle dura’, più della nostra. Hanno vissuto esperienze d’abbandono ben più traumatiche, non hanno una famiglia stabile, molti non hanno neanche mai conosciuto i loro genitori o se ne sono dimenticati.

Abbiamo già un’irrefrenabile saudade: ci mancheranno le loro vocine che chiamano "Tia! Tio!", i loro grandi sorrisi felici, gli abbracci e le carezze: tutti segni di un’insaziabile voglia di contatto umano.
‘Qui è più quello che ricevi, che quello che dai’, ci disse un giorno una suora ed è incredibile quanto avesse ragione: ci è stato donato tantissimo calore umano, voglia di vivere e amore in cambio di sorrisi, ascolto o momenti di gioco.
Abbiamo potuto sperimentare una vita di comunione, in cui ognuno si dedica all’altro con gratuità e dedizione, senza chiedere nulla in cambio. Suor Egì è una gran donna, ama i suoi bambini, educandoli ogni giorno alla vita.

Portandovi sempre nel cuore,

Alessandra e Luca



Alessandra con un bimbo di Mata Escura

Luca sorride mentre gioca con i bimbi del Centro

Il momento del pranzo al Centro Nuova Semente

I volontari hanno organizzato molte attività...

...e i bambini hanno apprezzato tantissimo!