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SUD AFRICA: Alessandra De Luca torna a Oudtshoorn

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Alessandra De Luca nell’agosto 2010 ha visitato, con il suo compagno Carlo, il progetto Huis Nazareth (casa di pronta accoglienza) a Oudtshoorn, Sud Africa. Guarda il video sulla loro esperienza:



Alessandra ci ha inviato le sue riflessioni:

Oudtshoorn agosto 2010 - Milano settembre 2010

2007, 2008, 2009, 2010. E’ il mio quarto anno di esperienza di volontariato ad Oudtshoorn in Sud Africa con le Suore della Provvidenza, presso Huis Nasaret, che dovrebbe essere una casa famiglia, ma che ancora continua ad essere solo una casa di pronta accoglienza, per un banale problema legislativo/burocratico. Questo significa che i bimbi che io incontro ogni anno non possono fermarsi presso Huis Nasaret per un tempo illimitato e, se non viene trovata loro una degna famiglia affidataria, vengono regolarmente reinseriti nella loro cerchia famigliare: potrebbe sembrare un vantaggio – se la famiglia avesse i requisiti giusti per accoglierli - ma purtroppo non lo è, perché il sistema di assistenza sociale e di valutazione delle famiglie in Sud Africa è ben lontano dal nostro. I bambini non vengono difesi a sufficienza e tutelati come dovrebbero con la conseguenza che spesso tornano in famiglie molto povere, disastrate e con gli stessi problemi per i quali i bambini sono stati sottratti ai loro genitori: andare a vivere con una nonna o una zia non risolve affatto la loro situazione.

Questo è il primo pensiero che mi tormenta nel mio viaggio di ritorno a casa: come si può risolvere questo problema? Come posso pensare che forse CL, cha ha due anni e mezzo e che vive in Huis Nasaret da un anno e mezzo, dove ha trovato affetto, calore, amore, cibo sano, pulizia e un modello educativo semplice e coerente, dove ogni giorno gioca con gli altri bambini con cui cresce serenamente, da un momento all’altro potrebbe essere rimandato a vivere in una baracca o qualcosa di simile con persone che non conosce più e che certamente non hanno gli strumenti per crescerlo come ha fatto invece in questo anno e mezzo?

CL. è un bambino molto dolce, intelligente, solare, affettuoso, attento e riflessivo: alla sera si porta a letto un libro da sfogliare, ama i cartoni animati di Walt Disney, che guarda rapito dalla meraviglia dei colori… quando corre sembra danzare. C’è un lato artistico in lui, un lato profondo che con due genitori attenti ed affettuosi, potrebbe sicuramente coltivare. CL. è un bambino che ha il diritto di diventare qualcuno nel mondo, di diventare forse un artista, forse uno scrittore, forse un ballerino, forse… semplicemente una persona completa, sana, intelligente, autonoma. Ha diritto di studiare, ha diritto di crescere in un ambiente sano, ha diritto di diventare l’uomo che merita. Ma questo difficilmente accadrà, se gli assistenti sociali lo rimanderanno nella sua cerchia famigliare. Quel che è peggio, ed  è questo il pensiero che mi tormenta, è che potrebbe rimanere traumatizzato dal suo ritorno in famiglia e potrebbe anche non riprendersi. Come reagisce un bambino di 2/3 anni ad un trauma simile?

Un anno e mezzo in un posto sano, sicuro, in mezzo all’amore per poi tornare praticamente in strada, in mezzo all’alcolismo, alla violenza, alla povertà, alla sporcizia, al cibo insufficiente. Non riesco a tollerare questo pensiero.

Non riesco neppure a pensare che tre fratellini, D. C. e S. ora sono insieme a Casa Nasaret, ma nel loro caso è ancora più difficile prevedere l’evoluzione della loro vita. Chi si prenderebbe tre fratellini dai 3 ai 7 anni sotto lo stesso tetto? I bianchi non sembrano adottare facilmente i bambini neri ed i neri, purtroppo, spesso non hanno la possibilità economica di adottare. I tre fratellini sono stati sottratti alla loro madre per motivi gravi, ma anche loro – se non si troverà una famiglia affidataria o addirittura tre – rischiano di tornare da dove sono venuti.

Ogni giorno da quando sono tornata, penso a questo. Penso ai loro sorrisi, ai loro abbracci, alle loro tenerezze, ai giochi fatti insieme la sera prima di andare a dormire, quando si rideva così tanto come in una vera famiglia e penso con rabbia che ciò che facciamo con la Fondazione, con le Suore, con Carlo, il mio fidanzato, purtroppo non è abbastanza e non può risolvere questa situazione. Quest’anno sogno spesso i bambini e la vita a Huis Nasaret: è come se quest’anno me li fossi proprio portati a casa con me e di notte li ritrovassi nei miei sogni, dove cerco di fare qualcosa per loro.

Alessandra De Luca



Alessandra e Carlo hanno incontrato i bambini di Oudtshoorn,

Alessandra e Carlo hanno incontrato i bambini di Oudtshoorn,

si sono dedicati a loro accompagnandoli nelle attività quotidiane

si sono dedicati a loro accompagnandoli nelle attività quotidiane

e hanno condiviso momenti di gioco e divertimento.

e hanno condiviso momenti di gioco e divertimento.

Grazie ad Alessandra e a Carlo per avere regalo sorrisi ai bambini accolti a Huis Nazareth!

Grazie ad Alessandra e a Carlo per avere regalo sorrisi ai bambini accolti a Huis Nazareth!