SICILIA: Antonio, volontario tra gli asili nido in Italia
Antonio Torresi, volontario di sede “aiutare i bambini”, ha accompagnato Alessandro Volpi, responsabile Progetti Italia, nella visita dei progetti che “aiutare i bambini” sostiene in Sicilia.Al suo ritorno Antonio ha scritto la testimonianza della sua esperienza:
"Mi chiamo Antonio, ho cinquantasei anni e da quasi cinque mesi faccio parte dell’Ufficio Progetti Italia come volontario.
Nei giorni 10, 11 e 12 febbraio scorso, ho avuto il grande piacere di poter visitare, invitato da Alessandro Volpi, responsabile di Progetti Italia, cinque progetti cui “aiutare i bambini” contribuisce economicamente.
Il primo che visitiamo si trova a Catania, nel cuore del “famoso” quartiere di Librino. Accompagnati dalla giovane sig.ra Gianino, dell’associazione famiglie “Il sentiero” e responsabile dello spazio gioco, ci addentriamo per strade larghe e deserte, all’ombra di tremendi palazzoni in cemento grigio, attorniati da campi sterrati, con ampie zone di erbacce a fare da corona e come unica fioritura, quella delle parabole televisive, installate su qualsiasi parte di muro esterno lo consenta. Ci fermiamo nel pieno centro del quartiere, sotto un’enorme struttura in cemento armato mai terminata, attorniata da carcasse d’auto, rifiuti e lavatrici rottamate. A Librino abitano settantamila persone. In giro ve ne sono pochissime, poche decine e quasi tutte a piedi. Non esistono né un bar né un negozio. Entriamo nello spazio gioco, al piano terreno. E’ chiamato “Talità Kum” e la frase, presa dal vangelo di Marco significa “Fanciulla, alzati!” in aramaico. Passare dal degrado e dall’abbandono sociale che circondano l’intera zona, ai colori, all’ordine, al sorriso delle educatrici che ci accolgono, è non solo ritemprante per lo spirito, ma immediatamente capisci concretamente cosa significano parole come socializzare, incontrare “l’altro”, accogliere. Qui frequentano quotidianamente circa 8-10 bambini, su un totale iscritti di 20. Il più piccolo ha un mese e mezzo e i più grandi tre anni. Abitano tutti nel quartiere. Le famiglie non pagano alcuna retta. Alcuni di loro ti salutano, fanno “ciao con la manina”, sorridono. Altri ti guardano con occhi tristi, sipari aperti su drammi che vivono tutti i giorni. Famiglie indigenti, mono-parentali, genitori in prigione, disoccupati di lunga data, tutti comunque accomunati dalla precaria quotidianità e dalla marginalità sociale.
Mentre Alessandro colloquia con la sig.ra Gianino su come il progetto avanza, sui problemi da affrontare, i contributi utilizzati, gli aiuti ricevuti, faccio fatica a non distrarmi nel vedere con quanto amore le educatrici si prendono cura dei piccoli. Alcuni sono seguiti personalmente, troppo piccoli perché partecipino alle attività di gruppo svolte dai più grandicelli. Pazienza, amore, preparazione. Sono queste le qualità delle operatrici da me evidenziate nella breve visita. Lascio Librino guardandolo dal lunotto posteriore dell’auto mentre si allontana. Ci attende subito un altro luogo, un altro progetto. Siamo sempre in zona Catania, a S. Giovanni di Galermo, proprio dove la terra inizia a salire, diventando da lì a poco le pendici dell’Etna. Qui, diversamente che a Librino, la campagna è rigogliosa, ricca di agrumi, piante da frutto e meravigliosi esemplari di fichi d’india. Il Centro di Aggregazione Giovanile “Il Crogiolo”, opera nella zona da 15 anni e rappresenta una consolidata realtà nell’ aiuto a minori in difficoltà, con l’obiettivo di favorirne l’integrazione e il recupero sociale, diventando sempre più un punto di riferimento del quartiere, sia per i bambini che per i ragazzi con le loro famiglie. Chi lo frequenta, ci viene detto dalla sig.ra De Luca, responsabile del progetto, si trova in una situazione di forte disagio scolastico, se non addirittura non frequenta più, entrando a far parte del grande mondo della dispersione scolastica.
Tutti i pomeriggi, dal lunedì al venerdì, il centro accoglie dai cinquanta ai sessanta bambini / ragazzi, segnalati dal centro di Neuropsichiatria Infantile di Catania, dai Servizi Sociali, dal locale Tribunale per i Minorenni e dalla stessa Cooperativa Prospettiva. Qui, sotto la guida di educatori professionali, svolgono innanzitutto le attività scolastiche e di ripresa per quanto riguarda le materie dove sono in maggior difficoltà. Tre pomeriggi inoltre, vengono attivati dei laboratori, da loro chiamati “motivazionali”. Sono laboratori multimediali, musicali, floro-vivaistici e di arte presepiale, tanto quotata e apprezzata in tutta la Sicilia.
Purtroppo non ci è stato possibile incontrare i ragazzi, in quanto troppo presto e già ci attendeva un altro incontro. Ho però apprezzato gli ampi spazi del centro, il verde curato, il campetto da calcio e pallavolo. I laboratori, puliti, ben attrezzati, ordinati ma nello stesso tempo tutti con “un’aria vissuta”, dove ti accorgi dell’uso e della passione di chi li vive.
Prima di lasciare Catania alla volta di Palermo, veniamo accompagnati nel luogo sportivo catanese di maggior tradizione e prestigio: lo stadio della “Amatori Catania Rugby”. Qui veniamo accolti da rappresentanti della squadra e dai responsabili dell’Associazione Spes, la quale ha presentato un progetto ad “aiutare i bambini” con il quale si vuole agevolare la presenza di ragazzi in difficoltà scolastica presso la struttura sportiva, dove oltre le attività di recupero e rinforzo scolastico, i ragazzi frequentano attività sportive come modo e modello di recupero sociale. Purtroppo molti di loro abitano in quartieri difficili da raggiungere se non in auto, poiché la zona stadio è adiacente all’aeroporto e “tagliata” da numerose strade a grande circolazione oltre che dalla tangenziale. Vorrebbero migliorare la situazione con un mezzo proprio che possa passare a prendere i ragazzi e riportarli a casa.
Riusciamo a prendere l’autolinea per Palermo giusto in tempo. Imboccando l’autostrada, il sole al tramonto colora di rosa il cono innevato dell’Etna.
Anche qui, come il giorno prima a Catania, iniziamo la giornata con la visita ad uno dei “santuari” più conosciuti a livello nazionale per il suo degrado, l’illegalità e la mancanza dello Stato: il quartiere Z.E.N. Le case, se così si possono chiamare, sono quanto più degradante abbia mai visto. File di basse costruzioni dagli intonaci cadenti, lasciano spazio qua e là a piccoli campetti sterrati polverosi, pieni di rifiuti di ogni genere. Piccoli crocchi di uomini e ragazzi nullafacenti presidiano gli angoli. Mi ricorda tanto le mie due visite fatte in Eritrea, ad Asmara. Ma lì non è così sporco. Tra mille difficoltà, il Centro di Accoglienza Padre Nostro ha attivato un progetto di Baby Sitting che si sviluppa all’interno della scuola elementare / media del quartiere e che ha messo a disposizione i locali. La sig.ra Amato, responsabile del progetto, ce ne illustra gli obiettivi. Qui sono accolti 27 bambini da 0 e 3 anni e, insieme alle loro famiglie, si intende concorrere alla loro crescita e formazione, ci dice. È un servizio che offre al bambino cura e socializzazione. Nel suo complesso, il progetto è stato pensato in modo da offrire sia ai piccoli che alle loro famiglie (in principale modo le mamme) un ambiente in cui sia possibile una serena crescita, a fronte di condizioni sociali fatte di miseria, culturale e di valori, oltre che economica, ponendosi come obiettivo la promozione della legalità.
Non posso non pensare a quante persone, qui a Palermo, nel corso dei decenni hanno pagato con la vita il desiderio di legalità, a fronte di una cultura, come quella della mafia, fatta di prevaricazione e violenza.
Il Centro di Accoglienza Padre Nostro, infatti, è stato fondato nel 1991 da don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993, e ne persegue gli ideali, ponendo l’attenzione sul recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, riaffermando nel quartiere una cultura basata sulla legalità.
Torniamo in pieno centro palermitano, dove ci attende la visita dell’ultimo progetto sostenuto. E’ un progetto già avviato e finanziato, ma non per questo meno meritevole di attenzione. Anche qui vengono accolti durante la settimana, tutti i giorni dalle otto alle diciotto, circa ottanta bambini da uno a quattro anni. Se ne fa carico il “Centro internazionale delle culture Ubuntu Mamma Mondo”, promotore del progetto. Ubuntu in lingua Zulu significa “umanità agli altri”. I bambini che lo frequentano sono prevalentemente residenti nel centro storico della città, e provengono da famiglie con forti problemi sociali ed economici. La maggior parte sono stranieri di origine africana. Il comune di Palermo ha offerto al centro dei locali vuoti adiacenti a quelli dove ha avuto inizio il progetto, ma risultati ormai insufficienti per far fronte alle numerose richieste di iscrizione. Grazie anche al contributo di “aiutare i bambini”, è stata possibile la loro completa ristrutturazione.
Siamo accolti da un allegro vociare di bimbi, quasi tutti di colore. Le bambine, con le loro caratteristiche treccine fitte fitte inanellate con colorate perline, si sistemano a terra su comodi tappeti, in attesa che inizi la visione di un film di animazione. Non mi stanco di osservarli, godendo della loro gioiosa fanciullezza.
Durante il viaggio di ritorno a Milano, ripasso mentalmente quanto visto e ascoltato in questi due giorni, così pieni e concentrati di tante realtà diverse tra loro ma tutte con il medesimo scopo di fondo.
Torno alla mia opera di volontario di sede con una visione di maggior “respiro”. Quelle stesure di progetto, quelle archiviazioni, quelle richieste d’informazioni, non sono più solo un numero.
Penso a tutti i responsabili dei centri, alle educatrici, ai volontari, a tutti quelli che con tanta passione e amore, quotidianamente strappano questi bambini e ragazzi da un futuro fatto di povertà e di emarginazione sociale.
A tutti quelli che “aiutano i bambini, tutti i giorni. Davvero”.
Il video con le foto dei progetti:
Antonio, volontario di sede di "aiutare i bambini",
collabora nell'Ufficio Progetti Italia.
Con Alessandro Volpi, responsabile Progetti Italia, ha visitato i progetti sostenuti in Sicilia.

