SERBIA: “Un’integrazione possibile”
I volontari Sara Severgnini e Maurizio Alfano sono alla loro seconda esperienza di viaggio a Prokuplje, dove hanno trascorso un periodo di tempo assieme ai bambini rom che fanno parte del progetto di adozione a distanza.Sara e Maurizio sono i primi volontari che visitano il nuovo asilo nel quale i bambini si sono trasferiti.
Ecco le emozioni di Maurizio, che ci dà un quadro delle condizioni di vita e di contesto dei bambini beneficiari del progetto:
“È quasi l’alba quando raggiungiamo Prokuplje, la nostra meta, decidiamo di riposare comunque un po’ in attesa di incontrare il mattino dopo i bambini Rom per i quali abbiamo organizzato contestualmente al nostro arrivo anche quello di una spedizione a supporto del miglioramento delle loro condizioni di vita attraverso un’associazione del luogo da anni operante a favore proprio dei bambini Rom. Dire che io sia riuscito a dormire impaziente com’ero di rincontrare i miei compagni di giochi e di ventura è una parola “grande” e per questo poche ore dopo siamo già nel quartiere Rom che l’anno scorso ospitava l’asilo, il luogo da dove tutto è partito. Partiti invece e in tanti sono anche però i bambini alla ricerca di protezione internazionale assieme alle loro famiglie nei Paesi scandinavi o ritornati altri nel Kosovo. È comunque un momento di grande emozione perché appena il primo di loro ci vede da lontano al grido italianish rompe la quiete del primo mattino e tutti i bambini rimasti, ma anche tantissimi appena arrivati corrono nella strada o si affacciano dai balconi ed è una vera e propria piccola festa improvvisata. Tutto questo mentre io tento con tutte le mie forze di trattenere le lacrime dalle emozioni che ancora qui in questi luoghi riesco a vivere dentro e fuori la mia pelle. Mentre i bambini ci saltano addosso e ci baciano i loro genitori, ci fanno subito vedere il volto disumano del pericolo che attanaglia e attende ogni giorno la vita e la salute dei loro bambini come un enorme orco, in altri termini la discarica dei rifiuti della città che oramai ha raggiunto dimensioni tali da arrivare vicino alle case sottraendo sempre di più spazi e possibilità di un ambiente idoneo ai bambini. È in altri termini uno sgombero portato avanti con altri mezzi perché quel quartiere e i terreni lì vicini sono già oggetto di interessi estranei e stranieri e per questo vengono prima della tutela dei diritti dei Rom e dei loro bambini.
Dopo essere stati nel quartiere andiamo a visitare la nuova sede dell’asilo; è domenica e non sarà la stessa cosa senza la loro presenza, ma è un sogno che comunque comincia a realizzarsi quello che vediamo io e Sara. Anita è infatti riuscita ad ottenere una nuova sede che ha intanto il merito di aver saputo con intelligenza ripristinare la visibilità dei piccoli Rom che per raggiungerci devono attraversare il centro di Prokuplje, arrivare fino al conservatorio che è vicino alla stazione degli autobus e all’ospedale. Lì, è il nuovo asilo, insomma finalmente tra la gente e nel centro e non più tra i rifiuti e nella periferia. Ma la conquista maggiore è la possibilità di interazione unica in tutta la Serbia, tra bambini Rom e Serbi a rischio esclusione sociale che condividono un progetto sperimentale di integrazione. Come spesso accade le resistenze maggiori arrivano proprio da alcuni genitori, mentre i bambini Rom e Serbi nel frattempo giocano insieme e sembrano prestare poca attenzione ai soliti discorsi dei grandi, anzi a esser sincero ho la netta impressione che se ne infischiano e fanno bene”.
Sara e Maurizio hanno anche intrattenuto i bambini preparando per loro una festa a sorpresa:
“Mentre tutti i bambini sono pronti per iniziare a giocare nell’asilo la notte prima appositamente addobbato da me e Sara con palloncini e creazioni al momento inventate, ci prepariamo di nascosto per dare il via alla nostra festa di saluto truccandoci di tutto punto da clown. Alla nostra apparizione è un’esplosione di risate e sicuro che la cosa che più avrebbe fatto colpo sarebbero stati i nasi da clown oltre alla mia precaria esibizione iniziamo con Sara a distribuire nasi a tutti i bambini e perciò diamo vita inconsapevolmente a un nostro piccolo circo dove la trama delle esibizioni e delle cose su cui ridere la decidiamo noi, tutti insieme senza interferenze. È un ridire e sorridere continuo, un corrersi dietro e nascondersi dentro un’atmosfera cha abbraccia bambini Rom e Serbi insieme che danno vita al miracolo dello spettacolo dell’integrazione possibile, anzi visibile perché è proprio sotto i nostri occhi e i nostri nasi da clown e anche dei genitori presenti alla festa”.
Maurizio vestito da clown gioca con i bambini
Sara e Maurizio in un momento di festa
Il nuovo asilo
Bambini del progetto

