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BRASILE: “Parola d'ordine: allegria!”

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Ilaria Iacono ha trascorso le feste natalizie in un molto particolare: facendo volontariato con i bambini del progetto “Adozione dei bambini del centro Nuova Semente” a Salvador de Bahia, Brasile.

Il suo diario trasmette tutto lo spirito di intensa allegria di questo inizio 2011 inaugurato dall’altra parte del mondo:

“Salvador è magica, allegra, musicale, piena di vita, ma soprattutto calorosa.
La prima volta che ho provato il saluto brasiliano son rimasta di sasso... adesso però non posso più farne a meno. Ero andata da Suor Edy, in aeroporto, con il mio sorriso migliore e la mano tesa per presentarmi e lei invece, ha guardato la mano, si è avvicinata e mi ha abbracciata con forza, facendomi veramente sentire la gioia che provava nel conoscermi. Io sono rimasta immobile, indecisa se ricambiare l'abbraccio o aspettare semplicemente che finisse, ma non puoi non farti trascinare dall'affetto bahiano, e così ho ricambiato il saluto e mi sono sentita a casa. Ci sono state pochissime volte in cui mi sono sentita una straniera a Salvador, quelle volte che camminavo per la favela, Mata Escura, di notte per accompagnare una bambina a casa, quelle volte che una straniera “ricca” (non nel vero senso della parola, ma sicuramente lo ero per i loro standard) attraversava un quartiere povero, poverissimo, dove la miseria regna sovrana, e non poteva che attirare l'attenzione: un puntino bianco in mezzo ad una macchia scura. Ma questi episodi sono passati in secondo piano, fino a poi a scomparire, di fronte a tutte quelle volte che mi sono sentita parte di una comuntà, di una famiglia.

La prima volta durante la messa domenicale.
Non sono una che frequenta la chiesa, e chi mi conosce bene lo sa, ma per rispetto e per curiosità ho partecipato a tutte le manifestazioni religiose che le suore mi proponevano. Il rito cattolico a Mata Escura è assolutamente identico a quello italiano: stessi riti, stesse formule, stesse preghiere; cambia il cuore con cui queste persone partecipano. La chiesa è piccolina e per questo più intima e familiare, sembra di partecipare ad un incontro allargato in famiglia, e, in fondo, la messa non dovrebbe essere proprio questo? Un incontro tra una grande famiglia che si ritrova la domenica mattina per celebrare e soprattutto festeggiare la propria fede. Il sacerdote e i suoi funzionari sono vicini alla folla, e non lontani e impercettibili su un palco come nelle chiese italiane, sono lì, in mezzo alla comunità e il loro calore si sente. Ricorderò per sempre il momento di pace che ci siamo scambiati durante il rito religioso... è stato un abbraccio che ha coinvolto tutta la comunità, una festa tra persone che si ritrovavano dopo una settimana di lavoro. Le persone ti abbracciavano come se fossi stato uno di famiglia, un caro amico, un parente; si spostavano per tutta la chiesa per poter scambiare il proprio momento di pace con le persone sedute dall'altra parte della chiesa; il parroco è sceso dall'altare e ha salutato ad una a una tutte le persone presenti in quel momento e il momento di pace è durato mezz'ora, con il coro che continuava ad intonare sempre la stessa canzone per poter permettere al prete di salutare ogni singola persona venuta ad ascoltare la messa quel giorno, compresa me. La messa è allegra, le canzoni sono di festa, sebbene la cantante non fosse proprio la persona più intonata del mondo. Mai, come in quel momento, mi sono sentita parte di una comunità durante un rito religioso.

Poi ci sono i momenti in cui ho vissuto dentro ad una comunità, quella del centro Nova Semente a Mata Escura che accoglie bambini figli di carcerati e offre un rifugio sicuro dalla favela. Il centro è recintato, ha un portinaio di giorno e di notte e il filo spinato per evitare che qualcuno abbia la malsana idea di entrare scalvalcando. Sembra di entrare in un penitenziario e tu sei li, che ti chiedi il perché di tanta protezione. Poi però ti guardi intorno, vedi la povertà, vedi a pochi passi dal centro un negozio che vende articoli militari, vedi gli sguardi stanchi e sospettosi delle persone che si trovano fuori dalla comunità e capisci perché i bambini abbiano bisogno di tanta protezione. Nascono in un luogo che li butta subito in mezzo alla strada, senza la protezione di un nido, e crescono in un modo che solo la mancanza di protezione, di calore e di mura domestiche ti fanno provare. Il centro Nova Semente offre loro quello che una famiglia non gli riesce a dare, la quotidianità, la familiarità e l'intimità che un bambino dovrebbe ricevere sempre.
Quando poi entri nel centro non ti accorgi più che intorno ha un recinto, che fuori c'è un mondo che non sei ancora pronto ad affrontare. Dentro tutto è familiare.
C'è un enorme giardino con piante di mango e palme di cocco, c'è un parco giochi, uno scivolo colorato in plastica, c'è una piscinetta, ci sono decorazioni alle finestre (dopo tutto, nonostante il caldo, è Natale anche lì) e c'è un Babbo Natale a grandezza naturale che intona Jingle bells rock e che ti chiede di ballare con lui (o meglio, è la suora che te lo impone, pare che porti fortuna...io non ho fatto storie e ho ballato con Babbo Natale...ho bisogno di fortuna in questo 2011).
C'è l'incontro con Suor Adele. Fantastica! Una mamma, una nonna. Ti accoglie e ti ama come se fossi suo figlio o suo nipote, non ti risparmia le critiche ma nemmeno i complimenti, quando te li meriti. Suor Adele è una suora italiana, nata e cresciuta per 15 anni a Napoli, poi trasferitasi per 30 anni in Africa e infine da 18 anni in Brasile. Parla un portoghese con un forte accento napoletano, e ti spiazza con la sua carica di simpatia. Ogni volta che parla brasiliano mette dentro una parola in dialetto, così anche i bambini si sono abituati a sentir parlare italiano. Mi sono sentita come una nipote fin da subito con lei, mi trattava come una bambina del centro e non mi ha risparmiato le sue sgridate nemmeno per un momento. Ed è così che mi sono sentita dire, per tutte le due settimane, ch'ero una “Ciuccia maleducata” (in dialetto napoletano il “ciuccio” è l'asino) quando sbadigliavo a tavola senza mettere la mano davanti, quando non mi sedevo composta, quando mi trovava per terra a dormire insieme a tutti i bambini... “Susut che pari nu ciuccio muort...”!!!!! Eppure mi voleva bene, esaudiva ogni mio desiderio, soprattutto quando si trattava di anticipare la pizza della domenica al mercoledì perché io la domenica dopo non ci sarei stata! Non la dimenticherò mai.

E poi ci sono i bambini! Grandi, piccoli, bianchi, neri, mulatti, colorati, abbronzati, con dei sorrisi meravigliosi e lo stesso calore che hanno le persone del posto. Ti abbracciano, ti rincorrono, ti osservano e si fidano. Non puoi che rimanere di stucco di fronte a tanto affetto; io lavoro ogni giorno coi bambini, e ogni giorno provo l'affetto che solo i bimbi possono darti... ma con questi piccoli brasiliani è stato diverso, è stato amore a prima vista! Per primo c'è stato Samuel, ha passato il Natale con noi, l'unico del gruppo che non aveva una famiglia da cui tornare... ma non sembrava triste, le suore, la comunità e noi in quel momento eravamo la sua famiglia, e questo gli bastava...!
C'erano Greacy e Hanna, Ismara, Itamara e Larissa. Bellissime, allegre e delle piccole pesti! Danate direbbe Suor Edy, Monelle dicevo io... una passeggiata in spiaggia era una festa, una gita al Foirol de Barra a vedere il tramonto era una giornata importante, una visita alla Dique do Tororò era una piacevole scoperta! Con loro abbiamo ballato la Samba e suonato i bonghi, abbiamo fatto le casalinghe, lavato i piatti cantando “Buon Natale” (rigorosamente in portoghese) e “O Sole mio...” (rigorosamente in napoletano con la supervisione di Suor Adele, ovviamente). C'erano Melina e Alan, i grandi della comunità, quelli maturi che si prendevano cura dei più piccoli e che ci aiutavano nelle piccole faccende di casa, con loro abbiamo visitato il MAM (Museo d'arte moderna) e la chiesa del Bonfim, abbiamo lavato il pavimento a 10 mani con “Ciapa la galeina” di sottofondo, abbiamo pregato e ringraziato il Signore per il cibo che ci veniva offerto ogni giorno sulla tavola. Poi c'era Kelly, la piccola di casa con esperienze da grandi. Il suo passato sarebbe tutto da dimenticare, eppure il sorriso e l'allegria la contraddistinguevano in ogni momento, oltre che ad una bella faccia tosta che mi ricordava me stessa alla sua età. Lei ha condiviso con noi momenti importanti, il passaggio dal 2010 al 2011 e la messa del 31 dicembre. Si è vestita di bianco a capodanno, come la tradizione brasiliana suggerisce (il bianco è il simbolo della pace) e ha sfilato nel corridoio della chiesa con la candela in mano per poi tornare al suo posto ed addormentarsi sulle mie gambe (l'ho ringraziata un pochino per questo perché mi ha esentata dal dovermi alzare in piedi per celebrare i classici riti cristiani). Meravigliosa e bellissima anche se timida e molto fragile, a lei sono andate tutte le mie preghiere affinché potesse trovare un riscatto dal suo passato.
Poi c'è stato il Brasile dell'accoglienza, delle visite, della festa e della samba! Ho amato con tutto il cuore questo Brasile!
 
Il Brasile mi mancherà...quando mi hanno accompagnata tutti all'aeroporto e hanno aspettato con me l'ora dell'imbarco avevo le lacrime agli occhi e ho accolto con gioia gli abbracci di tutti fino a quando non ho incontrato lo sguardo di suor Edy che mi ha detto: "Io non piango perché lo so che ci rivedremo!!!!"
 
A presto Salvador!”
 



Ilaria Iacono

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con i bambini

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La volontaria ha realizzato diverse attività

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dalle gite al mare

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alle ricette di cucina!

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