ROMANIA: arriva il clown Nikilina!
Dal 22 marzo al 1 aprile 2011 la volontaria Isabel Sardu ha visitato il progetto “Doposcuola per i bambini di Iasi e Buruienesti”, dove ha svolto attività di aiuto e di animazione, trasformandosi anche in un allegro clown di nome Nikilina!Riportiamo la sua intensa testimonianza e scia di emozioni:
“22 Marzo. Sono partita al mattino molto presto da Cagliari per Bergamo con Giulio, il mio compagno di viaggio, diretta poi, da Bergamo a Bacau.
All’aeroporto è venuta a prenderci Marzia Tiberti,una ragazza italiana che lavora per la Caritas da circa due anni, andiamo da subito a Buruienesti a conoscere Daniel, l’assistente sociale e i bambini che sono circa una ventina di età compresa tra i cinque e i dieci anni.
Da subito ci danno il benvenuto con una canzoncina e troviamo scritto sulla lavagna “Benvenuti Isabel e Giulio”..sono bellissimi.
Successivamente arriva anche Razvan il responsabile del settore volontari del centro Caritas, che ci porta a fare un giro in macchina del villaggio di Buruienesti e di qualche villaggio vicino che risulta sulla strada per Iasi.
Appena atterrati con l’aereo avevo pensato “eccomi di nuovo qui”, ero già stata in Romania per un altro progetto, però nel sud della Romania ad Ocnele Marì, ed i paesaggi iniziali della terra mi avevano subito riportata indietro nel tempo.
La nostra accoglienza è stata davvero bella, a partire dagli adulti incontrati, di una cordialità e disponibilità fuori del comune per concludere con i bimbi, uno più bello dell’altro e tutti da scoprire. Pur essendo solo il primo giorno nel cuore ho già la paura che le giornate voleranno via troppo veloci.
23 Marzo. Dopo aver fatto colazione alla Caritas con Father Marius e Father Felix, intorno alle 9, partiamo con Florin, un volontario del centro Caritas verso il centro di socializzazione di Iasi, conosciamo dal primo giorno Mihaela e Cristina le loro assistenti e poi qualche volontario dell’università che ogni giorno vanno a fare tirocinio nel centro. I bimbi del primo gruppo ci fanno tante domande, e poi facciamo un gioco con loro noi insegniamo a loro un piccolo pezzettino di una canzone in italiano e loro la insegnano a noi in rumeno..bellissimo e sono bravissimi. Poi i bimbi mangiano perché entrano a scuola alle ore 13 e alle 13,30 arriva nel centro il secondo gruppo. Appena arriva il secondo gruppo suddividono noi volontari in mezzo ai tavoli con i bimbi, c’erano quattro differenti tavoli. Nel mio tavolo ci sono cinque bimbi Gaby, Robert, Emy, Stefania e Georgiana. Inizialmente sono timidi, con loro è la prima volta che ci vediamo, ma poi con degli sguardi buffi e qualche sorriso mi conquisto il mio posto in mezzo a loro e avviene uno scambio indescrivibile fatto di soli gesti e di sguardi. Gaby seduto affianco a me inizialmente non vuole mangiare, sembra molto arrabbiato, io apro il mio pasto e vedo che è diverso dal loro perché per gli adulti il pasto distribuito spesso cambia, sia in quantità che in tipologia e per me in particolare, essendo allergica al pollo avevano richiesto del formaggio fritto. Chiedo il permesso a Mihaela di poter dividere con loro il mio pranzo e acconsente, allora Gaby non resiste il formaggio fritto gli piace troppo e cede, dividiamo tutto il mio piatto tra il tavolo e Gaby non solo mangia il mio, ma in un baleno si mangia anche tutto il suo e sorride con tutti noi.
Dopo sparecchiato anche loro ci fanno tante domande come nel primo gruppo, alle 15 circa devono andare a casa e non resta il tempo per fare un gioco con loro.
La sera e la mattina ci attendevano la cena e la colazione alla Caritas insieme a Father Felix e Father Marius, ogni volta ci chiedevano delle nostre giornate e avveniva uno scambio di pensieri su ciò che stavamo vivendo.
E’ solo il secondo giorno e mi sembra di essere sempre stata li tra loro, è una sensazione strana, ma nonostante la stanchezza e il radicale cambio di vita momentaneo, ho il cuore pieno di emozioni e mi sento felice di essere li.
24 Marzo. Ero emozionata perché finalmente avrei vestito i panni di Nikilina, il nome del mio clown con i bambini. Avevo preparato nella notte una piccola scaletta di improvvisazione e di giochi da fare con loro. Quando arriviamo vado a preparami. Loro i bimbi, neanche il tempo di cambiarmi che urlano già il nome di “Nikilina”..
Giulio mi aiuta nelle scenette a due e si presta come “assistente”.
I bimbi si divertono e ridono è bello per me sentire le loro risate e mi da modo di andare avanti nel presentare le mie “improvvisazioni”. Per me è un momento di coinvolgimento importante e provo ad attirare l’attenzione dei grandi e dei piccoli presenti nella stanza. Durante i giochi mi accorgo che due bimbi restano in disparte, David e Robert. Allora lascio il gruppo nelle mani di Giulio e di Mihaela e vado da loro a prenderli per mano per cercare di coinvolgerli con gli altri. David non riesco e convincerlo a mio grande rammarico e per rispettare il suo volere non insisto oltre, ma Robert si lascia prendere per mano da Nikilina e giocando al mio fianco viene coinvolto anche lui nel gioco. Dopo dieci minuti però c’è una bella sorpresa: David, forse incuriosito o forse preso dalle risate, si alza e si mette accanto a me e mi chiede di fare il gioco con lui. Inutile dire che ero felicissima. Poi Giulio, io e Mihaela facciamo i palloncini, spade, fiori e animaletti vari per i bimbi e prima che vadano a mangiare regalo loro un naso rosso a testa e tutti lo indossano. Con il secondo gruppo stessa cosa, purtroppo però si era fatto tardi e non sono riuscita a dare loro il nasino rosso che poi ho regalato in un secondo momento.
Giornata carica di emozioni per me e per quanto avessi iniziato ad accusare anche la lontananza da casa e in alcuni momenti mi sentissi un piccolo puntino nel nulla, ripensare ai bimbi ed a come fosse travolgente lasciarsi abbracciare e buttare in terra per giocare con loro, mi dava la grinta per il giorno successivo.
25 Marzo. Mi sveglio prestissimo, oggi ci aspetta una giornata a Buruienesti e mi sento la mente ed il cuore scombussolati, forse anche perché è il mio compleanno ed è la prima volta che lo passo a così tanti Km da casa senza le persone che amo.
Durante il viaggio per Buruienesti spesso piango, ma nessuno se ne accorge, quel viaggio immersi nel nulla e quelle strade disfatte dal fango quasi sembrano “parlare e raccontarmi la loro storia”. Con noi c’è anche Jeyhuna una volontaria venuta dall’Azerbaijan, con la quale ci troviamo da subito molto bene.
La nostra auto è un pullmino Caritas perché abbiamo portato le scatole piene di vestiti, alimenti e cartoleria nel centro di Buruienesti e appena arrivati è stato bello scaricare il pullmino ed aiutare. Subito dopo siamo partiti per visitare alcune case dei bambini del centro. Non saprei da dove iniziare a descrivere, a parte una delle quattro casette visitate, le altre hanno davvero lasciato il segno in me. In una casetta una signora anziana, prima che andassimo via mi ha stretta forte a se abbracciandomi e mi diceva delle cose, ma non la capivo, allora ho fatto l’unica cosa che potevo fare, l’ho accarezzata in viso ed anche io l’ho abbracciata.
L’ultima casa è quasi impossibile descriverla, un odore incredibile si sentiva solo stando in giardino, la madre completamente ubriaca seduta accanto ad un signore altrettanto ubriaco. Gli assistenti ci tutelano subito ed io e Jeyhuna restiamo vicine a Razvan e Daniel, Marzia parla con loro e poi con Giulio entrano in casa.
Lo spettacolo che hanno trovato nel frigo e sul tavolo era raccapricciante cibo in putrefazione e sporcizia ovunque. Daniel e Marzia parlano con la signora a lungo e lei spesso fa il gesto di fare silenzio per non farci sentire cosa le stessero dicendo per rimproverarla. Mentre Daniel, Marzia e Giulio sono in casa, lei si avvicina a me e Razvan, gesticolava in modo agitato e cercava il contatto con il mio sguardo, che invece per motivi ovvi io cercavo di evitare. Razvan mi spiega che lei mi sta dicendo che è una brava madre e che non è come sembra, mi dice come ultima frase “ti sta dicendo che lei vuole bene alle sue bambine”… ogni commento resta inutile.
Mentre stavamo uscendo da questa casa arrivano a pochi minuti una dall’altra le due bambine che rientravano da scuola, la prima viene via con noi sul pullmino, la seconda la incontriamo sulla strada subito dopo e la prendiamo con noi. Tutti insieme andiamo al centro sociale dove incontriamo tutti i bimbi che giocano all’esterno del centro.
Giochiamo con loro e poi andiamo tutti a mangiare..ad un certo punto Marzia e Razvan dicono qualcosa ai bimbi in rumeno, loro mi guardano e iniziano a cantarmi una canzoncina “La multi ani”..io capisco subito che mi stanno dando gli auguri e infatti subito dopo arrivano due bimbe con degli splendidi tulipani gialli e Razvan porta una torta…
Inutile dire che subito ho un nodo alla gola e le lacrime agli occhi. Che meraviglia, resto senza parole e non desidero altro in quel momento che essere li con loro.
Subito dopo pranzo Giulio e Jeyhuna li portano fuori a giocare per darmi il tempo di cambiarmi e preparare lo spettacolino di Nikilina per loro, mentre Razvan, Marzia e Daniel mi aiutano spostando i tavolini.
Sono carica di energia e non vedo l’ora d’iniziare.
Quando esco anche loro come i bimbi di Iasi ridono, partecipano e forse restano ancora più colpiti dalla presenza di un clown rispetto ai bimbi di Iasi che comunque qualche spettacolino l’avevano già visto. Giulio mi aiuta molto anche qui per fare il chapa-chapa un gioco divertente a due per la quale i bimbi impazziscono dalle felicità. Daniel invece l’assistente sociale del centro è carinissimo e si presta in alcuni momenti al gioco lasciandosi coinvolgere da Nikilina.
Alla fine dello spettacolo Razvan e Giulio fanno i palloncini, Nikilina si scatena con i bambini giocando con loro e poi regala i nasi rossi.
Quando vado a cambiarmi e ritorno, la cosa più divertente che ricordo è una bimba di nome Georgiana che mi ha rimproverata dicendomi “perché non eri qui quando c’era Nikilina?!”… ed il fratellino che le ha detto “perché è lei Nikilina.” Allora arriva il terzo bimbo che dice “no è la sorella di Nikilina” … Meravigliosi!
Al rientro penso e ripenso a tutta la giornata a quanto mi hanno regalato i bimbi e tutte le persone, a quello che i miei occhi hanno visto e a quanto sia fortunata ad aver vissuto una giornata così intensa e indimenticabile. Decisamente il mio più bel compleanno.
Le mie due settimane
Ogni singolo giorno, a partire dall’inizio è stato intenso, la cosa bellissima di questi progetti che possiamo visitare, sono le emozioni maturate in diversi momenti.
Prima di partire pensi e ripensi a cosa potrà aspettarti ma non puoi immaginarlo e saperlo e vive nell’idea di quello che sarà. Quando arrivi i primi giorni resti in un limbo che non ti fa capire benissimo se è vero che tu così piccolo sei tra tutti loro.. quando realizzi nei giorni successivi il cuore sembra esploderti dalle emozioni che stai accumulando e ti senti strano, ti senti fortunato e ti senti uno di loro. Quando parti è triste, perché ti rendi conto che quei giorni sono passati troppo in fretta e cha anche un solo giorno in più sarebbe davvero importante per te. Quando torni a casa è ancora più strano. Ero felicissima di abbracciare le persone amate, che mi sono mancate, però la mia testa era dall’altra parte del mio universo che in due settimane era diventato tutto per me. La mia poltrona, il mio letto, il mio divano mi facevano uno strano effetto. Oggi quando riguardo le foto e le persone con cui spero di cuore di mantenere un contatto e di collaborare ancora, a parte la lacrimuccia che scende sul mio volto, quando strizzo gli occhi e li riapro mi piacerebbe averli tutti qui per abbracciarli ancora e ancora.”
La volontaria Isabel Sardu
durante le attività di animazione
che hanno rallegrato
le giornate dei bambini!

