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MADAGASCAR: “Sorrisi che scaldano il cuore”

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La volontaria Cecilia ci racconta le emozioni vissute in Madagascar dove è stata con Francesca, Alessandro, Daniela:

Di ritorno in Italia ho salutato i miei amici con queste poche righe.
"Eccomi di ritorno dalla mia fantastica ed unica esperienza in Madagascar. Sono tornata alla mia realtà, e mi sembra di aver vissuto per 3 settimane in un mondo parallelo. Ho visto la vera povertà materiale, gente che vive senza neanche le minime condizioni igieniche, in capanne dove, spesso, ci sono solo un letto ed una sedia, e ci vivono in 6-8 persone.
Manca, ovviamente, l'elettricità, l'acqua corrente, il riscaldamento, insomma ciò che noi riteniamo minimo indispensabile per poter sopravvivere, ma per contro ho trovato una ricchezza morale che nel nostro mondo "civilizzato" si è persa per strada.
I bimbi hanno un sorriso che scalda il cuore e che, dopo 3 settimane, ancora stupiva me ed i miei compagni di viaggio..."
Sono parole scritte sull'onda emotiva di quei giorni, ma, anche ora che è passato un mese, sento ancora molto forte questo pensiero.
Ho conosciuto tante persone povere durante questo viaggio, incontrato molti bambini che hanno lasciato un segno indelebile in me.
Sono persone fiere e sensibili, umili ed oneste e, nonostante la loro misera vita, riescono a far comparire sempre un caldo sorriso sul loro viso.
Che tristezza pensare che siamo nel 2000 con l'uomo che viaggia nello spazio, l'era di internet e del benessere e sapere che nella nostra quotidianità c'è gente che spreca denaro per qualsiasi banalità, che se la prende per delle sciocchezze, e qui l'unico valore che conta è riuscire a sopravvivere, mantenendo ugualmente la dignità.
Ormai nel nostro mondo industrializzato e globalizzato si è perso di vista l'amore per il prossimo, regna sovrano l'egoismo e preferiamo non vedere che c'è chi sta peggio di noi, lamentandoci per ogni inezia, mentre c'è chi lotta quotidianamente solo per sopravvivere!
Madre Teresa di Calcutta ha detto: "Piantate l'amore nel mondo e crescerà".
Per fortuna ci sono persone che hanno queste parole scritte nel loro cuore, come quelle che ho conosciuto qui in Madagascar, persone di una bontà infinita come le suore francescane dell'Immacolata che operano incessantemente per dare aiuto a Monsieur Serge, il fondatore della scuola Espoir de Tsiadana, un uomo che, da diversi anni ormai, dedica la sua vita a questi bambini. Trovo che il nome di questa scuola sia appropriato, la speranza di tsiadana e in malgascio tsiadana significa "non c'è pace", quanta,troppa miseria e povertà !
Ciò che mi ha stupito, e sempre mi stupirà con gioia, è il sorriso dei bambini.
Un sorriso carico di emozioni e di speranza per un futuro migliore. Il solo fatto di esser lì con loro, noi vazaha (stranieri bianchi), ma soprattutto per loro, era fonte di divertimento.

E che bello vedere il loro viso illuminarsi di una genuina risata per il semplice fatto di averli fotografati e di potersi vedere nel video della digitale.
Oppure ballare con loro come a Sarodroa.
Questo villaggio,forse, è quello che mi ha colpito più profondamente.
Sono lontani da tutto e da tutti, il paese più vicino è a 6 ore di cammino, riescono a coltivare giusto ciò che gli serve per sopravvivere e nonostante ciò,sul viso il solito stupendo sorriso.
Quando siamo arrivati, ad attenderci c'era tutto il villaggio al completo, alcuni ragazzi suonavano per noi, tutti volevano stringerci la mano.
Il sindaco ha tenuto un discorso di ringraziamento per la nostra presenza e per l'aiuto, che arriva dall'Italia, a queste famiglie.
Infine, ci hanno riempito di regali, scusandosi con noi perché, questi sono mesi difficili per loro, e quindi non potevano offrirci molto.
Abbiamo ricevuto in dono una gallina, legumi, patate, uova e qualche moneta.
La loro generosità, nonostante tutte le avversità della loro vita, la loro miseria ed indigenza, mi ha colpito nell' animo.
Le lacrime mi scendevano da sole, senza possibilità di fermarle; come si fa a non commuoversi davanti a tutto ciò, a persone definite selvagge solo perché non sanno come vestirsi, non portano le scarpe e vivono in capanne?
Ringrazio la Fondazione per avermi dato la possibilità di fare questo viaggio e quindi di conoscere queste persone stupende.
Ora penso già al prossimo viaggio,chissà dove mi porterà ma di una cosa sono sicura,ovunque andrò troverò nuovamente "sorrisi che scaldano il cuore".


Cecilia De Feudis



Cecilia con i bambini di Ampahimanga

Cecilia con i bambini di Ampahimanga

I volontari in una casa di Sarodroa

I volontari in una casa di Sarodroa

Daniela, Cecilia, Alessandro, Francesca, con Suor Colette

Daniela, Cecilia, Alessandro, Francesca, con Suor Colette