INDIA: Testimonianza di Marco Prati, volontario nel Gujarat
"aiutare i bambini" sostiene nella regione del Gujarat, colpita drammaticamente dal violento terremoto del 2001, un progetto di adozione a distanza a favore di 150 bambini. Marco Prati, nostro volontario, nonché adottante di uno dei bambini coinvolti nel progetto, si è recato alla fine del 2005 a Rajkot, in India, per visitare il progetto di adozione a distanza da noi sostenuto e conoscere i bambini coinvolti nelle diverse comunità da cui il progetto è composto.Questa è la sua testimonianza:
«Sono partito alla volta del Gujarat, terra natale di Gandhi, nella piccola (per l'India, perché in realtà ha oltre un milione di abitanti..) città di Rajkot. La mia missione è quella di vistare alcune delle realtà supportate da "aiutare i bambini", per dare una mano al responsabile a preparare gli aggiornamenti sui bambini adottati a distanza da inviare ai sostenitori italiani. Il viaggio è stato infinito: partito alle 4 del mattino nelle nebbie lombarde le ore sono passate in un modo tutto loro. l'arrivo in India che era già una nuova notte e poi il volo per il Gujarat, i volti che si distendono, i sorrisi che sembrano più sinceri e quel dondolare della testa per dire sì che è così curioso. Appena sceso mi si appiccica addosso la camicia, circa trenta gradi "fresco in ottobre non come a luglio!, sei contento?" mi chiedono. All'aeroporto sono fissato come una rockstar a Bombay! vengono a prendermi Padre Josè, responsabile del progetto, e Suor Preeti, che con Padre Josè lavora con grande dedizione alla missione.
Il viaggio per raggiungere la prima della comunità sostenute da "aiutare i bambini" è durato nove ore di sterrato, lanciati a velocità assurda! Il Kutch è una terra fuori da ogni categoria, una specie di isola di sale, sabbia e terra sconfinata, devastata dal terremoto del 2001 e ora in lenta ripresa. Sulla strada si incontrano solo pastori nomadi che portano le donne e i piccoli su dei cammelli ornati di veli. La comunità più lontana che ho visitato è a 7 km dal Pakistan ed è vicinissima al cosiddetto "fishing border" che delimita la zona di influenza di pesca dei due stati perennemente in guerra: il paesaggio è lunare e non si capisce come possa questa gente sopravvivere in una terra così avara (qui, nonostante i monsoni, piove solo 2 o 3 volte l'anno), persino il mare arabo sembra secco e asciutto al primo sguardo, tanto è paludoso.
L'impatto con le comunità sostenute è stato ottimo. Le comunità sono molto simili fra loro: asili, scuole, case famiglia, dovunque sono accolto con grandi feste, giochi e moltissimo stupore, più di un bimbo non ha mai visto un occidentale da queste parti.. Non ho notato nessuna discriminazione né di genere né religiosa, anzi è stato piacevole scoprire che tutti i bambini hanno la libertà assoluta di professare il loro culto, qualunque esso sia.
Dal punto di vista dei bisogni materiali direi che le basi di una sussistenza decorosa sono presenti, ma tutto si basa su un delicato equilibrio. Per i bisogni di secondo livello come l'istruzione, e l'intervento socio-educativo è stato sorprendentemente piacevole scoprire come le comunità abbiano un impatto positivo anche sulla popolazione. Padre Josè mi ha fatto notare come l'effetto più importante del progetto sia l'influenza che i bambini hanno quando tornano dai genitori o dai parenti nei remoti villaggi: vederli tornare puliti, curati, educati e con alcuni fondamenti culturali e linguistici crea una profonda impressione negli abitanti e apre la strada alla consapevolezza dell'importanza dell'educazione.
Le quattro realtà, sebbene in un modello comune, presentano diverse peculiarità dovute alla tipologia dei bambini ospitati e alle caratteristiche ambientali e sociali del luogo: ad esempio Vasavad è l'unica abitata solo da bambine e senza una scuola interna, ha il tipico aspetto di una casa famiglia; Nalya invece è la più remota e sfortunata dal punto di vista ambientale, l'acqua scarseggia ed è tremendamente salata, l'aria è arida e polverosa e questo crea molti problemi agli occhi ed inoltre molti dei bambini hanno malformazioni fisiche anche gravi, rendendo più problematiche formazione e integrazione sociale. Nonostante le differenze la risposta dei direttori e degli operatori appare adeguata e adattata alle diverse esigenze.
Ovunque mi hanno fatto fare un discorso a sorpresa con circa 100 bimbi schierati a parata, terribile! ma il momento peggiore è stato doversene andare via dopo solo un giorno, proprio quando cominciavano a sentirsi a loro agio e a farti tutte le domande vere.. dei bambini fatico a scrivere, chi mi conosce sa bene che su queste cose sono molto più uno pratico che un "tenerone", ma qui proprio non è possibile: ti prendono il cuore e ad ogni partenza ti sembra di aver preso e perso qualcosa allo stesso tempo. Una mattina all'alba i bimbi della comunità di Bachau, un piccolo villaggio sperduto, mi hanno invitato nel cortile sotto l'unica pianta a fare yoga con loro prima di andare a scuola, solo io e loro in completo silenzio.. mi hanno insegnato ed era incredibile vedere bimbi di 4, 6, 9 anni raccontarmi la spiritualità dello yoga.. mi hanno dato una stuoia in mezzo a loro ed è stato uno dei momenti più belli e difficili da raccontare della mia vita.
Ad ogni modo è finita, già finita, troppo troppo breve, torno con la testa che è un pallone frastornato, ma la sensazione che prevale è quella di aver solo sfiorato la superficie, come fossi tornato tremendamente assetato da una corsa a perdifiato. Nel silenzio e nell'ordine che ora mi assorda ho già un chiodo fisso, trovare presto la scusa buona per tornare di nuovo. Viene voglia di vedere tutto, capire tutto, spiegare tutto con una voracità che vorrebbe una natura divina, ma che, con non poca ironia, ci è risparmiata.»
Per saperne di più sulla visita di Marco, leggi il suo blog dall'India!
Marco Prati, nostro volontario, tra alcuni dei bambini aiutati con le adozioni a distanza
I bambini della comunità di Limbdi
Le bambine della comunità di Vasavad
I bambini della comunità di Naliya

