UGANDA: Il mio mese in Uganda rimarrà per me indimenticabile
Ci scrive Alessia Gilardo, a seguito della sua esperienza di volontariato in Uganda4 luglio - 5 agosto 2006
«Trovarsi in un mondo incredibilmente diverso, sentire la testa frastornata da pensieri e il cuore da emozioni; sentirsi pervadere da quella calma africana che dà il ritmo al camminare, al far le cose, al paesaggio stesso tanto da far sembrare che tutto proceda simultaneamente intonando serenità; rimanere incantata dal calore della gente, dai sorrisi che accompagnano ogni saluto; gli abbracci, le corse e le urla gioiose dei tantissimi bambini conosciuti o semplicemente incontrati per le strade: il mio mese in Uganda rimarrà per me indimenticabile.
KITANGA
La nostra prima visita è stata al progetto di Padre Gaetano, un sacerdote che impegna tutte le sue forze per aiutare la gente del suo villaggio e che, grazie al suo calore umano e spirito caritatevole, rappresenta il punto di riferimento per gli abitanti di tutta questa vasta zona montagnosa all'estremo sud del Paese, al confine con il Ruanda.
Siamo state ospitate in un piccolo edificio in cima alla montagna che sovrasta il villaggio, proprio vicino alla scuola da cui, ogni mattina, provenivano i canti di 120 bambini dai 3 ai 5 anni che iniziavano la loro giornata scolastica. Appena entravamo nel prato di fronte all'asilo improvvisamente iniziavano a correre tutti insieme verso di noi e ci saltavano letteralmente addosso ricoprendoci di sorrisi, di canzoni in nostro onore, di carezze incuriosite per la nostra carnagione così diversa dalla loro. La carica emozionale di questo "rito" giornaliero è aumentata ogni giorno: li abbiamo conosciuti, abbiamo giocato e cantato con loro, distribuito loro i pasti, li abbiamo aiutati a lavare, a vestirsi. dopo avergli dato la buonanotte non vedevamo l'ora che arrivasse la mattina seguente per trascorrere nuovamente un'intera giornata con loro. Spesso dalla nostra camera sentivamo addirittura urlare i nostri nomi o cantare le canzoni che gli insegnavamo!
Siamo entrate a tutti gli effetti in questa "grande famiglia": i giganteschi girotondi davanti alla scuola attiravano la curiosità divertita non solo delle maestre, ma anche di molti abitanti del villaggio che tornavamo dai campi, dei ragazzi della scuola primaria, delle donne con i loro piccoli sulla schiena e tutti, ripetendo le nostre parole, cantavano ridendo canzoncine in italiano! Le maestre ci hanno anche invitate nelle loro case, ci hanno mostrato con entusiasmo foto dei loro parenti e ci hanno riempito di domande sulla nostra vita, sulle nostre città, sui nostri cibi, rimanendo a bocca aperta ad ogni nostra risposta. Ci hanno insegnato un po' della loro lingua e rese partecipi delle loro attività quotidiane (cucinare, stendere, pulire i frutti). Queste ragazze hanno il ruolo di "mamme" di tutti i bimbi della scuola: gran parte di loro infatti sono orfani o provengono da villaggi molto distanti da Kitanga e quindi sono accolti nella scuola per quasi tutto l'anno, fermandosi a dormire nei due dormitori fatti costruire da Padre Gaetano. In aula ogni mattina imparano a contare, a leggere e a scrivere in inglese e appena arriva il momento del pranzo si mettono in fila davanti alla capanna - cucina per ricevere un piatto di polentina con fagioli. Tra di loro si aiutano a lavare, a distribuire il cibo, a vestirsi e condividono le poche cose che possiedono e usano come giochi (una bottiglietta vuota, una piccola scatola di cartone, due palloncini sgonfi, una decina di tappi provenienti da chissà dove e un pallone, l'unico vero gioco che hanno).
Il giorno prima della nostra partenza i bimbi sembravano quasi dirci silenziosamente che avevano capito che saremmo state lì tra loro ancora per poco: più che giocare e cantare come i giorni precedenti, cercavano abbracci e coccole. Padre Gaetano ha organizzato una cena speciale per il nostro addio: ha invitato nella sua casa i bambini e le maestre offrendo aranciata e addirittura carne (alimento raro a causa della povertà) a tutti!
I saluti sembravano non finire mai: Army la piccola canterina, Moreen con i suoi occhioni dolci, Amelia sempre pronta a giocare, Regina che ci seguiva ovunque, Jovan senza i due dentini davanti, Mathius il "calciatore", e tutti quei piccoli che mi hanno fatto battere forte il cuore e vivere rare, in quanto così intense, Emozioni.
KAPEEKA
La missione di Padre Leo si trova in un piccolo villaggio a 80 Km da Kampala, la capitale. La povertà di questa regione è diversa de quella di Kitanga - dove vi era un forte spirito di aiuto reciproco - forse ancora più sofferta, in quanto qui le differenze sociali fra chi non ha nulla e chi è ricco sono enormi. Inoltre, proprio a causa della vicinanza alla città, il problema dell'AIDS è qui ancora più drammatico, tanto che sta cancellando intere generazioni.
L'asilo di Padre Leo è attivo solo nelle ore mattutine e quindi durante i pomeriggi ci dedicavamo a percorrere a piedi le lunghe strade di terra rossa che collegano i villaggi della zona.
Siamo state accolte con un calore e un'ospitalità commoventi: le persone al lavoro nei campi appena ci vedevano interrompevano la loro attività per salutarci e semplicemente dirci che eravamo le benvenute, i bambini appena passavamo davanti alle loro scuole uscivano di corsa dalle aule per vederci e gli insegnanti per presentarci in ogni classe, gli anziani ci invitavano nelle loro capanne e ci offrivano i frutti del loro albero, le folle di bambini che portavano al pascolo le pecore o che correvano nudi davanti le loro capanne di fango continuavano a salutarci senza sosta.
Siamo state accolte con entusiasmo anche nel carcere del villaggio, nella minuscola capanna di fango con un vecchio televisore all'interno che rappresenta il "cinema" del paese, dai negozianti delle piccole botteghe, da un'anziana donna senza nulla i cui occhi si sono aperti in un sorriso quando ha preso le nostre mani tra le sue e si è commossa perché "due bimbe" erano arrivate da tanto lontano fino a lei.
Abbiamo inoltre avuto l'onore di assistere ad un'enorme cerimonia svoltasi vicino a Kampala in occasione della "Festa nazionale dei Martiri ugandesi" sedute vicino ai Parlamentari e alle autorità dello Stato che, insieme a due Vescovi, ci hanno ringraziato di essere nel loro Paese.
La dolorosa miseria, le diffuse malattie, la durezza dei lavori nei campi e la violenza delle piogge che abbattono le capanne di terra e paglia, vengono vissute con forza e dignità, tanto che sul muro di una scuola di Kapeeka un'enorme scritta recita: "Every problem has a solution". La filosofia quotidiana dell'Africa è questa. Impossibile non riflettere.»
Alessia Gilardo
Alessia Gilardo, insiema ad alcuni bambini di Kitanga
Chiara Cicogna, volontaria in Uganda insieme ad Alessia per "aiutare i bambini"
Alcuni dei bambini incontrati da Alessia e Chiara in alcuni momenti di vita quotidiana

