Testimonianza di Antonio Bilotta e Luisa Carnelle, volontari di 'aiutare i bambini' da Ariel del Plata.
"aiutare i bambini" sostiene ad Ariel de Plata tre comedor per garantire l'alimentazione agli oltre 700 bambini, che quotidianamente affollano le tre mense. Nel luglio 2005 due nostri volontari, Antonio Bilotta e Luisa Carnelle, si sono recati per noi a visitare il progetto.
Questa è la loro testimonianza:
«Arrivati ad Ariel del Plata, siamo stati subito accolti da Padre Dario e dalla sua segretaria Graciela. L'incontro con Graciela, in particolare, è stato davvero speciale. Graciela, oltre ad assistere Padre Dario nella sua attività pastorale, è la responsabile delle attività sociali e dei diversi progetti della parrocchia, ed è quindi la vera anima "pratica" di tutta questa realtà. E' grazie al suo lavoro, ininterrotto e senza orari, che tutti i centri riescono a sopravvivere alle mille complicazioni quotidiane!
Appena arrivati siamo stati messi in guardia sulla pericolosità dei barrio, ci è stato caldamente consigliato di non fare troppe foto per strada e in generale di non portare la macchina - e altri valori - in giro. Nel corso della nostra visita abbiamo visitato Ariel del Plata, La Josefa, Las Praderas e Las Campanas, dove, grazie al contributo negli anni di "aiutare i bambini", sono aperti tre comedor, un ambulatorio odontologico e l'asilo nido. Sono quartieri molto poveri ed estremamente pericolosi, di strade sterrate che si trasformano in pantani impraticabili in caso di pioggia. Non esiste una rete fognaria, le acque grigie vengono scaricate in canali che si trasformano un discariche. Avere l'acqua è un privilegio, capita spesso infatti di aprire un rubinetto, sentire solo un gorgoglio e non veder scendere neanche una goccia. Alcuni giorni cucinare nei comedor diventa una impresa!
Il quartiere peggiore è Las Praderas dove, cito un detto locale, "entras si quieres, sales si puedes" (entri se vuoi, esci se puoi). Criminalità e violenza dilagano, essere rapinati è tristemente comune e di sera non vi si avventurano nemmeno i tassisti. Nonostante ciò, Padre Dario, Graciela e gli altri operatori non rinunciano a portare il loro aiuto ai bambini e non solo.
Purtroppo non siamo riusciti a vedere i comedor in funzione, perché i bambini erano in vacanza. Inoltre solo il personale registrato dalle autorità e dotato di libretto sanitario può partecipare alla preparazione e alla distribuzione dei pasti. I comedor comunque sono all'interno di edifici nuovi e puliti (vista anche la severità dei controlli delle autorità sanitarie) e sono aperti dal lunedì al venerdì, dalle nove alle dodici, per bambini dai due ai cinque anni che ancora non frequentano la scuola e, quindi, non possono usufruire del servizio delle mense scolastiche.
Prima del pranzo una educatrice si occupa dei bambini, che mangiano a turno. I pasti sono cucinati, secondo una dieta precisa, da due cuoche, ragazze bisognose del quartiere che così ricevono 150 pesos al mese. Attualmente, in ogni comedor, mangiano circa 150 bambini e una trentina di mamme: per molti di loro questo è l'unico pasto della giornata.
Abbiamo visitato poi anche la "Casa de Dia" per ragazze madri tra i dodici e i diciannove anni. La casa è costituita da uno spazio comune, una cucina per mangiare insieme, alcune camere da letto per riposare con i propri figli e uno spazio all'aperto dove è stato organizzato un piccolo orto. Durante la settimana le ragazze frequentano dei laboratori di formazione, taglio capelli, cucito e giardinaggio, per essere avviate a un mestiere.
Per quanto riguarda le altre attività, secondo Padre Dario la figura del volontario internazionale è un concetto inesistente nella cultura locale, difficile da far capire alla gente e potrebbe essere mal interpretata dai, già pochi, collaboratori locali, quasi un voler supplire a delle loro inefficienze.»
Antonio e Luisa, 30 ottobre 2005:
I volontari Antonio e Luisa, insieme con Padre Dario e Graciela

