DIARIO DAL LIBANO SOTTO LE BOMBE
Questo diario è scritto a più mani da testimoni diretti della guerra tra Israele e Libano.Sono i Salesiani ed i volontari della Casa Salesiana di El Fidar a scriverlo: in questi giorni sono impegnati a dare soccorso alla popolazione civile sfollata, ospite presso le strutture da loro gestite. "aiutare i bambini" sostiene l'intervento con un progetto di emergenza, volto a sostenere i costi per i filtri dell'acqua e per la distribuzione dei kit igienici agli sfollati.
Per fare un'offerta a favore del progetto >>
Venerdì 4 agosto
Quello che si temeva è accaduto. Il discorso incendiario del leader di Hezbollah ieri sera e la minaccia israeliana di azzerare le infrastrutture del Libano hanno avuto come effetto immediato la distruzione dei tre principali ponti dell'autostrada tra Beirut e il Nord. Alle 7.48 è stato raso al suolo il grande ponte di Fidar, a meno di 500 m. da noi.
Eravamo a colazione quando quattro violentissime esplosioni ci hanno fatto sobbalzare e don Jarek si è buttato per terra. Enormi colonne di fumo sotto di noi ci hanno confermato l'accaduto. I pullmini che raccolgono i ragazzi erano all'inizio del loro giro, per cui l'hanno immediatamente sospeso. Nessun ragazzo era ancora arrivato da noi. Fidar è sotto shock. Il nucleo principale del paese, tra cui la casa della sig.ra Mangala (nostra impiegata),a poche decine di metri dal ponte, ha tutti i vetri rotti e tante auto danneggiate. Lei stessa è sotto fortissimo shock e con una lieve ferita nella schiena (causata da una pietra). Si è alla ricerca di un disperso. Da noi non sembra ci siano danni a porte e finestre.
La scuola pubblica che si trova nel paese, occupata da profughi sciiti, è stata presa d'assalto dagli abitanti inferociti e i profughi sono dovuti scappare di corsa. Appena possibile altre notizie. Intanto don Casimiro deve recarsi oggi per ben due volte alla frontiera siriana (al Nord) per accogliere una delegazione polacca umanitaria che deve venire da noi e poi una giornalista della Rai, che sarà nostra ospite la prossima notte. Che il Signore lo accompagni!
Giovedì 3 agosto
Ventitreesima giornata di guerra. Dopo una notte relativamente tranquilla nella nostra zona riprende al mattino l'attività chiamata "Estate ragazzi" con un numero di presenze simile a quello di ieri.
A Beirut si segnalano bombardamenti, ma nei quartieri già colpiti, e non su vasta scala come minacciato ieri, ma volantini che invitano la popolazione ad abbandonare le loro case lasciano prevedere nuovi attacchi. Altrove è un po' la routine, anche per morti, feriti e distruzioni varie. Viene invece ridimensionato e quasi dimezzato (28), da fonti ospedaliere di Tiro, il numero delle vittime del massacro di Cana, pur rimanendo alto il numero dei bambini uccisi e dei dispersi.
Il Primo ministro parla oggi di 900 morti, 3 mila feriti, un milione di rifugiati. Al Sud i combattimenti continuano violenti un po' dappertutto e l'esercito israeliano avanza molto lentamente per l'accanita resistenza che trova. Per questo non mostra nessuna fretta per il cessate il fuoco che non è neppure auspicato da Hezbollah, il quale dichiara di non accettare nessuna tregua fino a quando vi sarà un soldato israeliano sul suolo libanese. Ognuno cerca di guadagnare punti sul terreno, mentre la comunità internazionale si muove con calma e tra visioni divergenti. Israele, nuovamente sottoposta a una pioggia di razzi, lamenta oggi 12 morti tra civili e militari.
In serata, in un lungo discorso televisivo, il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, fa il punto della situazione sul terreno, minaccia di colpire Tel Aviv se Israele bombarderà Beirut e sfida apertamente gli USA. Immediata la replica israeliana di ridurre a zero le infrastrutture civili libanesi.
Mercoledi 2 agosto
Ventiduesima giornata di guerra. Intensa attività aerea notturna nella nostra zona, mentre è in corso a Baalbek, nella Beqaa, un'operazione di commando eliportati, preceduta da estesi bombardamenti e che si conclude con morti e prigionieri tra gli Hezbollah, ma anche tra i civili.
Riprende l'Estate ragazzi con un numero di presenze (75) superiore ad ogni aspettativa. Tutti sono venuti con i pulmini, mentre sono assenti quelli accompagnati direttamente dai genitori (per mancanza di benzina) e i più piccoli. L'équipe degli animatori/ici è al completo. Il clima è sereno.
Durante la giornata vengono fatti acquisti vari (materassi, cuscini, coperte; si trovano pure alcune tende) per averli a disposizione immediata. Verso sera, il direttore con un gruppetto di animatori si reca a Ghiné (Ftouh Kessrouan), a una quarantina di km da Fidar, per incontrare la coordinatrice degli aiuti ai rifugiati del villaggio cristiano di Ain Ebel, sulla frontiera.
La Sig.ra Anita consegna le liste dettagliate dei rifugiati, famiglia per famiglia (più di 300, per un totale esatto di 1104 persone) e presenta le sue idee sulle modalità dell'intervento, ma le si fa notare che dovranno essere accettate dagli enti che eventualmente manderanno aiuti. Sembra una donna decisa e affidabile. Tra l'altro, comunica informazioni precise sull'evacuazione degli abitanti di Ain Ebel, dovuta soprattutto alle incursioni di combattenti Hezbollah che introducevano nel villaggio camioncini con i razzi, li innescavano e scappavano in moto, per cui è diventato bersaglio degli israeliani. Intanto la loro richiesta attuale più pressante è di medicinali.
Si moltiplicano le informazioni in internet ed altri media su quanto si sta facendo: l'ANS (Agenzia Internazionale Salesiana di Informazione) pubblica un servizio quasi quotidiano con foto, ripreso in varie lingue e in vari paesi.
Nonostante la pressione costante degli israeliani,(10mila uomini impegnati in operazioni di "pulizia" in 15 villaggi libanesi), Hezbollah batte oggi il record nel lancio dei razzi: più di 200, raggiungendo persino la città di Bet Shean, nella valle del Giordano, a circa 70 km dalla frontiera.
Medici senza frontiere dichiara impraticabile per i combattimenti e i bombardamenti un corridoio umanitario tra i villaggi di frontiera.
Le autorità libanesi prendono sul serio le minacce israeliane di bombardare Beirut e chiedono l'intervento di paesi amici. Nel governo, purtroppo, si fanno sentire alcune voci dissonanti sulla forza multinazionale e sull'eventuale mandato ONU sulle fattorie di Chebaa. I vescovi maroniti nella loro riunione mensile ordinaria invitano tutti i libanesi a prendere le parti dello Stato e fare in modo che nessuna componente della popolazione prevalga sull'altra, perché il Libano continui ad essere messaggio e modello.
Martedì 1 agosto
Ventunesima giornata di guerra. Con l'aggravarsi della crisi del carburante, una telefonata rassicurante del vice del console onorario d'Italia a Tripoli, ci informa che sono a nostra disposizione 200 litri di benzina e 200 di gasolio. Si è invitati a recarsi immediatamente a Chekka, a metà strada del percorso, per ritirarli. Vi si reca don Jarek con un camioncino noleggiato e ritira i due barili.
Alle 11.00 ci si riunisce con il personale della casa, fatto venire appositamente. Il direttore traccia il quadro della situazione alla luce delle informazioni disponibili e presenta una sintesi delle attività assistenziali in corso, definendone le motivazioni, l'estensione, le strategie d'intervento umanitario, accennando pure alla rete di collegamenti che ci ha permesso di lanciare quest'azione umanitaria e ci permette di continuare ed estenderla. Delinea in prospettiva le fasi e le modalità di intervento, secondo l'entità degli aiuti messi a nostra disposizione, e chiede ad ognuno di riprendere il proprio posto, nonostante le difficoltà di trasporto, soprattutto per i più lontani, per collaborare tutti all'impresa.
Non si parla per ora di previsioni per l'inizio del nuovo anno scolastico, in conformità alle dichiarazioni del ministro dell'Educazione, secondo il quale non ci potranno essere privilegi nella riapertura delle scuole. Il paese intero deve rimanere solidale nella prova. Nello scambio che segue, davanti a persone relativamente nuove con i salesiani e a volte sorprese per il nostro darci da fare, si cerca di far capire la 'politica' salesiana del pronto intervento, del primato dei fatti sulle parole e dell'attenzione particolare data all'infanzia e alla gioventù, invitando non tanto all'ammirazione, quanto al coinvolgimento. Si capisce pure la loro crescente preoccupazione per i problemi vitali cui devono far fronte ogni giorno. Si informa infine che, dopo attenta riflessione e consultazione, si è presa la decisione di riprendere domani l'Estate ragazzi, con attività unicamente interne. Si vedrà quale è la risposta delle famiglie e si è sempre decisi ad interromperla nuovamente qualora le circostanze lo richiedessero. In serata si tiene una riunione previa con gli animatori (16 presenze), con il rosario e la cena insieme.
Mentre al fronte si combatte aspramente e Israele cerca di avanzare su quattro direttrici, proponendosi di smantellare, almeno fino al fiume Litani, l'infrastruttura militare di Hezbollah; a Bkerké, sede del Patriarca maronita, si tiene un vertice spirituale fra tutti i leader religiosi, cristiani e musulmani, del paese, (12 comunità rappresentate), per una presa di posizione comune. Si vede anzitutto in questa guerra un ennesimo tentativo di distruggere l'unità interna della popolazione nelle sue molteplici componenti.
Le statistiche aggiornate parlano di 828 morti accertati, 3200 feriti e 900mila rifugiati. Israele dice di aver ucciso finora 400 combattenti Hezbollah, mentre riconosce la perdita di altri tre suoi soldati. Nuovo lancio di razzi sul Nord di Israele. Nella notte, allo scadere della tregua di 48 ore, dovrebbero riprendere i bombardamenti aerei su vasta scala, mentre questi ultimi due giorni sono serviti, al dire dell'Unifil stessa, a completare la "pulizia etnica" del Sud, cioè a svuotarlo dei suoi abitanti.
L'area in cui si concentra l'intervento di "aiutare i bambini"
Immagini di distruzione dal Libano: un milione di persone non hanno piu' una casa
Una famiglia di sfollati
Padre Alfredo Picchioni, Direttore della Casa Salesiana di El Houssoun, che ha dato riparo a 30 famiglie di sfollati
"aiutare i bambini" si impegna a fornire filtri per depurare l'acqua e materiale igienico agli sfollati a causa della guerra

