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Testimonianza di Anna Gullotti, volontaria di “Aiutare i bambini” in Tanzani

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L'intervento di "Aiutare i bambini"

"Aiutare i bambini" partecipa nel villaggio di Jambiani alla ristrutturazione e al completamento della Kikadini School, una scuola materna situata in una zona emarginata dell'isola, per dare la possibilità sia ai bambini più piccoli che a quelli delle elementari di andare a scuola.

Nel mese di agosto 2005 Anna Gullotti si è recata con Barbara Leganza, Gabriele Panzera e Daniela Rocci Ris a Jambiani per verificare l'avanzamento dei lavori di ristrutturazione dell'asilo e per trascorrere un po' di tempo con i bambini, organizzando attività di animazione e di doposcuola.

Oggi Anna ci ha scritto nuovamente per raccontarci la loro esperienza di viaggio. Questa è la sua testimonianza:

«Zunguruka, Zunguruka, sono le parole che più mi ricordo in lingua Swahili, la lingua che parlano i bambini di Jambiani; "Zunguruka" è la nostra traduzione di "girotondo". I bambini già dal primo giorno avevano imparato a cantare con noi il girotondo in italiano, ma quando si buttavano per terra, qualcuno ci indicava con le mani la terra e urlava "ka ka chini" e quindi abbiamo capito che si divertivano di più a cantare nella loro lingua; così con l'aiuto delle maestre (ma soprattutto del loro mini-vocabolario inglese-swahili!) abbiamo tradotto non solo il girotondo, ma anche "ci son 2 coccodrilli" e addirittura "gioca juè" di Cecchetto .. tutte in swahili . e ora mi ritrovo ogni tanto a canticchiarle anche a Milano e sempre in swahili!

Ricordo il nostro arrivo il primo giorno alla Kikadini, come fosse oggi: da lontano vediamo i muratori con le carriole e altri attrezzi; sono tutti al lavoro, perché l'asilo è ancora da completare. Poi . in mezzo a carriole, bidoni, pietre e travi spuntano dei puntini blu e azzurri.. Sono i bambini della Kikadini! Ci corrono incontro e ci prendono per mano. Io non riesco a trattenere le lacrime per l'emozione; ci accompagnano verso l'asilo e con loro entriamo nell'unica aula agibile dove troviamo le loro maestre Faiza, Riziki, Mboja e Dalili con altri bambini. In tutto ci dicono, sono 85 bambini.

Le bambine mi toccano i capelli e poi capisco perché . i loro capelli sono nascosti dal velo; qui sono musulmani e, sembra assurdo, ma già a tre anni le bambine lo portano per andare all'asilo ... e io sono così contenta quando per giocare 2 o 3 bambine se lo strappano letteralmente dalla testa e me lo consegnano in custodia, come se fossi il loro attaccapanni! Mi verrebbe voglia di toglierlo a tutte. ma so che non è possibile..
I bambini sono vivacissimi, ma per fortuna le maestre (pur intendendoci in un inglese stentato e a gesti) ci hanno aiutato molto durante le nostre giornate a imporre un po' di disciplina e a organizzare le nostre attività: così abbiamo giocato, cantato e danzato, abbiamo disegnato e abbiamo fatto "gare di traduzione inglese-swahili" di animali, parti del corpo; magari mi sbaglierò, ma forse i muratori in quei giorni hanno potuto lavorare con un po' più di tranquillità!
I bambini finivano l'asilo e tornavano a casa verso l'una; l'asilo si svuotava e sulla via del ritorno ogni giorno la realtà del villaggio ci sbatteva in faccia.

A Jambiani persone, animali, terra, mare, cielo, alberi, ma anche sporcizia e rifiuti, sono un tutt'uno e in mezzo a tutto questo ci sono loro, i bambini, bambini che stanno soli, in mezzo alla strada scalzi e con vestiti stracciati . soli..
Tanti di loro sono piccoli e non possono andare all'asilo perché i genitori non guadagnano abbastanza per pagare la retta. Quello che colpisce di più è che nessuno insegna loro dei giochi; i genitori qui lavorano arrangiandosi con qualsiasi attività .pesca, raccolta delle alghe, coltivazioni varie, qualche attività commerciale e quant'altro venga in mente in questo villaggio di gente operosa ma poverissima, che vive in case senz'acqua e senza luce.

I bambini di Jambiani vivono così, facendo gruppo fra di loro; i più grandi si prendono cura dei più piccoli e le bambine sembrano già delle piccole mamme a 5-6 anni con i loro fratellini di 1 o 2 anni in spalla. Sorridono sempre e ti prendono per mano anche se non ti conoscono. Molti esclamano "pen for the school!; ma sicuramente non ne conoscono neanche il significato; di certo lo dicono in realtà per dirti "Lasciati andare. guardami.. e gioca un po' con me!"

Da quando sono tornata, in molti momenti ripenso a Fahmi, che quando mi vedeva arrivare mi chiamava "Anna" e mi prendeva per mano, a Sharifa che ogni giorno finito l'asilo ci prendeva per mano e si incamminava con noi verso casa, a Fatma che si rivolgeva a me come una piccola maestra verso un'alunna un po' dislessica (ovviamente io!), per correggermi quando tentavo di dire "tutaonama kesho " (ci vediamo domani) . Penso a tutti i bambini che ci hanno accolti ogni giorno con la loro gioia e la loro tenerezza solo perché eravamo lì in quel momento con loro, semplicemente a farli giocare.

Ripenso all'ultimo giorno, quando a nome di "aiutare i bambini", abbiamo regalato gli zainetti a tutti gli 85 bambini con scritto ad ognuno il proprio nome e alle conchiglie che ci hanno donato. Avevo finalmente imparato a dire "tutaonama kesho" e l'ho detto anche quel giorno mentre andavo via, pur sapendo che il giorno dopo sarei ripartita per l'Italia, perché comunque già speravo di poter tornare a Jambiani e di imparare nuove parole e se non le imparerò . pazienza!

Sappiamo tutti che il "linguaggio" dei bambini è universale; spesso non serve nessuna parola ma semplicemente basta un sorriso, che ha lo stesso significato in tutto il mondo.»

Anna Gullotti, 3 ottobre 2005

Anna Gullotti con uno dei bambini coinvolti nel progetto

Anna Gullotti con uno dei bambini coinvolti nel progetto

Alcuni bambini di Jambiani

Alcuni bambini di Jambiani

I lavori dell'asilo procedono a Jambiani

I lavori dell'asilo procedono a Jambiani

I bambini di Jambiani

I bambini di Jambiani