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Testimonianza di Alessia Francescutti, volontaria di “Aiutare i bambini” a Mundakayam in India.

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Scopo del progetto:

Nel villaggio di Mundakayam c'è dal 2002 un centro residenziale per donne in difficoltà e per persone con gravi handicap fisici o psichici: il centro si chiama "Assisi Krupa Bhavan" ed è gestito dalle Suore Clarisse Francescane. Dal 2004 nel Centro sono accolti, in un'ala separata, anche 9 bambini con una difficile situazione familiare o personale alle spalle. Il Centro non si può permettere di sostenere integralmente le spese scolastiche dei bambini e per questo "Aiutare i bambini" intende contribuire all'acquisto dei materiali scolastici necessari per i bambini. In particolare il contributo verrà utilizzato per comprare libri di testo, uniformi nuove, alimentazione di qualità, vestiti.

Nel mese di agosto 2005 una nostra volontaria, Alessia Francescutti, si è recata presso il Centro per verificare l'avanzamento del progetto e per trascorrere un po' di tempo con i bambini.

Oggi ci ha scritto per raccontarci la sua esperienza di viaggio. Questa è la sua testimonianza:

«Il centro Assisi di Mundakayam è gestito da tre suore: sister Cicy, sister FlowerMarie e sister Cecily. Al momento della mia visita era aumentato il numero di bambini accolti presso il Centro, perché ne erano da poco arrivati 5 nuovi ed entro settembre ne dovrebbero arrivare altri dieci.

I bambini godono di buona salute, sono vivacissimi e allegri. A causa dei ritardi di educazione pregressi e allo stato di denutrizione con cui sono arrivati al centro, hanno delle lacune scolastiche e soffrono di difficoltà di concentrazione ed applicazione. Per questo motivo è ospite del centro anche una giovane donna, che i bambini chiamano "teacher" che si occupa di far fare loro i compiti.

Nell'istituto di Mundakayam, in cui mi sono fermata stabilmente solo tre giorni, avevo il compito di giocare con i bambini ed aiutarli nello studio dell'inglese.
La mia compagnia era quindi molto apprezzata e ricercata dai bambini, che si divertivano moltissimo ad esercitare con me il loro inglese, a toccarmi e, soprattutto, ad insegnarmi la loro lingua, il malyalo. Da quanto ho avuto modo di appurare, infatti, in molti dei posti in cui sono stata (al di fuori di ogni percorso turistico, sicuramente!), gli occidentali dalla pelle bianca sono una vera rarità, e molti bambini non ne avevano mai visto uno prima del mio arrivo.

Come ho avuto modo di constatare, il progetto sostenuto da "Aiutare i bambini", si inserisce in un contesto di operatività sul territorio molto più ampia. I conventi delle Clarisse rappresentano spesso, specie nelle realtà rurali molto arretrate e disagiate, il punto di riferimento della comunità. In questi centri rurali le suore organizzano dei veri e propri gruppi di auto-aiuto in cui permettono ai coolies di confrontarsi sulle migliori tecniche di coltivazione ecc. supportati da esperti in materia, e insegnano alle loro mogli a crearsi delle attività integrative, spesso in cooperativa, per incrementare il reddito familiare (per esempio produrre la polvere di chili, confezionare il cardamomo, cucire, ecc.)

Il periodo trascorso in visita al progetto è stato molto positivo dal punto di vista umano ed emotivo. L'ospitalità straordinaria, l'affetto delle persone che ho incontrato, la loro disponibilità ed apertura sono un patrimonio di conoscenza inestimabile, che neppure i disagi fisici possono ridimensionare.
Ho avuto modo di avvicinarmi a delle realtà a me sconosciute, imparando ad osservare dal "di dentro" una cultura profondamente diversa dalla nostra.
Prima di partire mi sono chiesta spesso quale fosse il senso del mio viaggio. Che tipo di contributo sarei stata in grado di dare in così poco tempo e venendo da così lontano.
Trovandomi lì, a contatto con le persone che mi hanno ospitata e con tutti i bambini che ho incontrato, ho capito che quello che si aspettavano da me era semplicemente che io fossi lì. La mia presenza era il mio più grande impegno e la soddisfazione alle loro aspettative.
Abituati ad una realtà di povertà assoluta, che si manifesta anche, banalmente, in una totale monotonia dello scorrere della vita, il mio arrivo ha rappresentato per queste persone un tangibile segno di riconoscimento, da parte di un rappresentante di quel misterioso e ricco occidente di cui ogni tanto si vedono le immagini alla televisione (che è presente quasi ovunque!!!) per la loro vita.

Il mio essere lì rendeva loro importanti, e rendeva importante me.
In questo scambio reciproco di umanità e amore, credo si possa riassumere il significato del mio viaggio


Alessia Francescutti, 5 settembre 2005

Alcuni dei bambini ospitati presso il centro di Mundakayam

Alcuni dei bambini ospitati presso il centro di Mundakayam

I bambini mentre si lavano e giocano nel fiume vicino al centro

I bambini mentre si lavano e giocano nel fiume vicino al centro

e giocano nel fiume vicino al centro

e giocano nel fiume vicino al centro

Due bambine coinvolte nel progetto

Due bambine coinvolte nel progetto