Testimonianza di Stefania De Giorgio, volontaria di “Aiutare i bambini” al Cairo in Egitto
Scopo del progetto:Il continuo flusso di rifugiati Sudanesi che lasciano il loro Paese causa della guerra civile ha determinato la presenza nella capitale egiziana di una popolazione sudanese di circa 40.000 unità, in prevalenza nel quartiere di Maadi. In seguito alla forte richiesta delle famiglie, i Missionari Comboniani hanno deciso di costruire una scuola per i bambini di quella zona, che è stata aperta ufficialmente nel 2001. "Aiutare i bambini" è intervenuta in soccorso a questa realtà, per coprire le spese di affitto della scuola, affinché i bambini sudanesi possano ricevere un'istruzione.
Situazione al 12 agosto 2005:
Una nostra volontaria, Stefania De Giorgio, si recata nel mese di giugno-luglio a visitare il progetto e oggi ci ha scritto per raccontarci la sua esperienza. Questa è la sua testimonianza:
«Mi chiamo Stefania De Giorgio, ho conosciuto "Aiutare i bambini" consultando una rivista e poi il loro sito internet. Mi hanno affascinato tutti i progetti in corso, ma quello del Cairo mi ha interessata maggiormente. Avevo già fatto esperienza di volontariato: questo al Cairo è stato sicuramente breve cronologicamente ma intenso nel contesto e negli intenti.
Sono stata ospite, e ringrazio ancora, padre Enrico e la sua comunità per l'affettuosa accoglienza, dal 30 giugno al 10 luglio 2005 presso la parrocchia della "Sacred Heart Churc" al Cairo: questa è la principale sede religiosa di accoglienza dei rifugiati sudanesi; in tutto, al Cairo, si possono contare circa 40000 rifugiati sudanesi dichiarati e accolti nelle varie parrocchie ed istituti religiosi, anche se il numero è naturalmente in continuo aumento.
Il Cairo non è una realtà facile soprattutto se si parla di integrazione sociale. In particolare l'Egitto risulta un paese abbastanza intollerante nei confronti del resto degli africani, fossero anche loro stessi musulmani. Per questo motivo l'integrazione dei sudanesi è notevolmente complessa. La parrocchia diventa così un forte punto di aggregazione e di riferimento data anche la notevole difficoltà d'integrazione con gli stessi cairoti. Ma il tutto è un tempo di attesa, perché la possibilità di costruirsi un futuro in Egitto è quasi nulla: essendo già presente un elevatissimo tasso di disoccupazione locale, l'inserimento lavorativo risulta quindi impossibile e tanto meno il governo egiziano ritiene essere questa situazione una doverosa preoccupazione.
L'emigrazione dal Sudan è un fenomeno ormai tanto diffuso e dovuto alle critiche condizioni di vita di un paese ormai minacciato dalla povertà e da continue guerre civili.
La problematica più toccante è l'abbandono del paese da parte della fascia sociale sudanese più qualificata e professionalmente più valida, lasciando così il Sudan nelle mani di mercenari egiziani che con il tempo lo stanno colonizzando.
Che ne sarà del Sudan e del suo popolo? Questa è una delle maggiori preoccupazioni della comunità comboniana.
L'impegno verso i rifugiati è notevole, ma lo sforzo maggiore è finalizzato alla sensibilizzazione degli stessi sudanesi per persuaderli verso un possibile rientro nel loro Paese. In ogni caso il lavoro quotidiano continua e l'interesse verso la promozione culturale dei più piccoli resta uno degli intenti maggiori. A questo proposito padre Enrico Gonzales ringrazia, a nome di tutta la comunità comboniana presente al Cairo, l'impegno di "Aiutare i Bambini" e spera che il contributo necessario al pagamento dell'affitto di un anno per la scuola di Maadi, possa essere ancora presente nei prossimi tempi.
Personalmente ringrazio "Aiutare i bambini" per l' occasione che mi ha offerto e, nella speranza che anche questa breve e semplice testimonianza possa essere d'aiuto, rendo ancora disponibile la mia collaborazione.»
Stefania De Giorgio, 12 agosto 2005

