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Testimonianza di Giorgio Colombo, volontario di “Aiutare i bambini” a Asmara in Eritrea

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"Aiutare i bambini" sostiene ad Asmara un progetto di adozione a distanza di 50 bambini poveri, per consentire loro di ricevere un'educazione scolastica e il soddisfacimento dei bisogni primari per la loro crescita e il loro futuro.
Da Asmara ci ha scritto Giorgio Colombo, un nostro volontario, in visita al progetto di adozione a distanza. Questa la sua testimonianza:

«Appena arrivato ho scoperto con piacere che la scuola St. Lucy sta a due passi dalla casa dove alloggio.
La scuola ospita circa 300 bambini, più altri corsi professionali di specializzazione. Si trova in un quartiere molto tranquillo di Asmara, poco fuori dal centro, anche se molti bambini, arrivano dai quartieri periferici più poveri. Ho conosciuto subito Suor Virginia, che mi stava aspettando. E' un vero vulcano; parla un inglese perfetto, anche se è di origini italiane. A volte facevo fatica a starle dietro quando mi portava a visitare le famiglie dei bimbi. Ha un'energia e un carisma incredibili!
La scuola St. Lucy è un'oasi di pace per i bimbi eritrei. Fuori la vita è dura, stretti tra la miseria, i postumi di una guerra decennale, ed un governo che non lascia nessuna libertà ai propri abitanti, i bimbi hanno pochi spazi di aggregazione. Alla scuola St. Lucy, circa 50 bambini delle famiglie più povere di Asmara, possono dimenticare almeno per un po' la dura realtà dell'Eritrea di oggi, e vivere pienamente la loro innocenza e spontaneità. Le insegnanti sono donne Eritree, coadiuvate dalle sorelle e da suor Virginia.
L'asilo è diviso in due sessioni: una la mattina e l'altra al pomeriggio (non c'è spazio per tutti i 300 bambini!). "Abbiamo lunghe liste d'attesa, e non sappiamo come fare. Le richieste sono troppe, purtroppo in molti casi dobbiamo rifiutare dei bambini per mancanza di spazio e di risorse" mi dice Suor Virginia. In effetti ogni giorni ci sono madri fuori dai cancelli che chiedono aiuto per i loro bimbi. Chiedono un educazione che purtroppo lo stato non può (o non vuole) dare.
La mattina presto i bimbi giocano, ballano, cantano, pregano, prima di iniziare le lezioni in classe. E' un momento bellissimo per loro: si lasciano alle spalle la dura situazione familiare ed incontrano nuovi amici e compagni di gioco. Le lezioni vengono fatte in tre classi, molto belle e ben fornite, anche se mancano banchi per tutti, e quindi alcuni bimbi usano le sedie come base d'appoggio per scrivere. Ogni classe ha due mastre che seguono i bambini durante le lezioni. Ho cercato di entrare in punta di piedi durante le lezioni, fare foto, cogliere i loro sguardi sinceri. Spero che arrivino anche in Italia le sensazioni che ho provato stando tra i banchi e gli sguardi di questi piccoli eritrei.
Con suor Virginia abbiamo visitato e conosciuto diverse famiglie di alcuni bambini che frequentano l'asilo o la scuola primaria. Ai 50 bambini inseriti nel progetto di adozione a distanza viene pagata l'intera retta scolastica ed il materiale didattico necessario (libri, quaderni, penne e matite, divisa ecc.); inoltre viene garantito un sostegno alle loro famiglie, tramite l'acquisto di cibo (biscotti, farina, zucchero ecc.), medicinali e piccole somme in denaro che vengono consegnate alle madri dei bambini. Questo aumenta notevolmente il numero di beneficiari del progetto, visto che solitamente in ogni famiglia sono presenti almeno 3-4 minori!
Khaled, Mussi, Diana, Segen, Rael. Sono i nomi di alcuni bimbi che vengono sostenuti dal progetto promosso da "Aiutare i bambini". Ho potuto conoscere le loro famiglie, vedere le loro case. Spesso sono orfani di padre (morto in guerra); tutti loro vivono nei quartieri più poveri di Asmara, dove le loro madri affittano una baracca a prezzi per loro insostenibili. Queste donne sono fiere che i loro figli possano avere un'educazione adeguata, che possano vivere la loro infanzia in modo "quasi" normale. La madre di Khaled, quando siamo andati nella sua baracca a trovarlo, non era a casa. Abbiamo trovato il bimbo solo. Abrahed (la mamma) era in ospedale. Siamo rimasti un po' con Khaled e suor Virginia a parlare in attesa della madre. Purtroppo si era fatto tardi e siamo dovuti ripartire. Il giorno seguente la madre di Khaled mi ha aspettato quasi tutto il giorno alla scuola St. Lucy, perché mi voleva salutare, ringraziare (e di che cosa?), e voleva che vedessi le medicine che doveva prendere ogni giorno per curarsi. Mi ha lasciato un regalo. Credo che in realtà non sia per me. Lo porterò con me quando tornerò in Italia per portarlo alla sede di "Aiutare i bambini". Ma soprattutto lo porterò nel cuore

Giorgio Colombo


I bambini dell'asilo in una delle tre aulette, durante un momento di lezione

I bambini dell'asilo in una delle tre aulette, durante un momento di lezione