Testimonianza di Paola di Prospero: l'India prima del disastro...
"aiutare i bambini" partecipa alla costruzione di un centro di studi residenziale a Ranastalan, per permettere a 50 bambini di frequentare la scuola. Paola Di prospero, volontaria di "aiutare i bambini" in viaggio a Ranastalan, è andata a visitare il progetto e ci ha portato la sua testimonianza"Sono arrivata dal Kerala in Andra Pradesh, un paese poverissimo, dopo 36 ore di treno. Qui la percentuale dei bambini che non vanno a scuola è doppia rispetto al resto dell'India. Si stima che 175 milioni di bambini siano costretti a lavorare per pagare i debiti dei propri genitori.
Il convitto per bambini disagiati delle Suore Carmelitane si trova a due ore dalla città ed è frequentato da più di 200 bambini. La maggior parte di loro vive in villaggi isolati e lontani, la scuola diventa una spesa insostenibile perché l'unico mezzo per raggiungerla è il taxi. Inoltre l'alcolismo, sempre più diffuso tra gli uomini indiani, sottrae denaro alla famiglia con pesanti ripercussioni sui bambini.
Nei giorni trascorsi in Andra, ho conosciuto Gayathy, una dei 50 bambini cui le suore danno l'opportunità di studiare grazie al progetto in corso. Gayathi ha 5 anni, il padre, alcolista, da due anni ha abbandonato lei, sua madre e sua nonna. Senza l'aiuto delle suore, in questa situazione tipica di tanti altri bambini, Gayaty sarebbe stata costretta a lavorare perché i lavori occasionali della madre non bastano al suo sostentamento e a coprire le spese per la scuola. Bambine come Gayaty vengono mantenute agli studi dalle suore. Questo progetto del Centro studi è particolarmente importante, ospiterà in maggioranza bambine che, nella società indiana, sono ancora vittime di pesanti discriminazioni. Esse sono ritenute un peso economico per la loro famiglia a causa della dote, il loro lavoro non sarà mai valutato neanche da adulte, mangiano di meno e hanno fisici più deboli. La mortalità femminile, in un'età compresa tra uno e quattro anni, è tre volte superiore a quella maschile.
La struttura che offrirà loro anche vitto e alloggio è ancora in costruzione. Entro un mese e mezzo, secondo Suor Mary, dovrebbero essere ultimati i lavori del piano terra, che verrà subito adibito a dormitorio. Sono già state montate le finestre e realizzato l'impianto elettrico, ma manca ancora il tetto.
I lavori sono andati a rilento per la scarsità di materiali e operai. I materiali per il pavimento infatti arrivano da un altro Stato, gli operai vivono a 14 ore di viaggio dal convento. Le suore hanno attrezzato una capanna perché possano dormire vicino alla struttura, tuttavia gli operai devono tornare sovente a casa per motivi familiari e i materiali ritardano.
Durante il mio soggiorno in Andra ho visitato cinque villaggi per conoscere la realtà in cui vivono i bambini e le loro famiglie. L'ospitalità delle donne e il sorriso dei bambini danno subito il benvenuto.
Le case, piccolissime ma dignitose capanne adiacenti l'una all'altra, hanno il tetto di paglia e il pavimento in cemento, decorato con simboli di buon auspicio. Spesso manca la corrente, l'acqua per cucinare e per lavarsi viene presa da fontanelle o pozzi comuni. In alcuni villaggi ho visto bambini affetti da malattie dovute all'acqua inquinata. Gli abitanti non possono permettersi medicine per curare i figli, spesso è anche difficile raggiungere gli ospedali che sono lontani, quindi si affidano all'aiuto delle suore che quando possono fanno loro visita.
L'ultimo giorno, dopo un bellissimo tragitto in bicicletta tra palme da cocco, risaie e improvvise macchie di terra rossa, sono entrata nell'ultimo villaggio, seguita dalla solita coda di bambini curiosi e allegri. Un nutrito gruppo di persone ha chiesto di potermi parlare. Mi aspettavo domande alle quali ero abituata tipo: sei una suora? da dove vieni? e invece uno di loro mi ha detto: "ora tu hai visto come viviamo allora dicci, come possiamo sperare di migliorare la nostra condizione?" (non nego fosse l'ultima domanda che m'aspettavo!). In realtà avevano bisogno di raccontarmi quello che tra bambini e donne sorridenti, forse era meno evidente, prima di tutto il senso di rabbia, di impotenza e la voglia di cambiare. La conversazione che ne è seguita, lo scambio di opinioni e i racconti personali di tutte quelle persone, sono stati i momenti più belli e significativi tra quelli vissuti in Andra.
Riguardo alla loro domanda, credo che la risposta più valida al bisogno di migliorare sia quella delle suore: fare in modo che l'istruzione diventi un diritto e non un privilegio, per bambine e bambini di ogni casta, offrire loro la possibilità di crescere guardando al futuro con speranza e consapevolezza anziché impotenza".
Paola Di Prospero, novembre 2004

