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ROMANIA: storie strazianti, ma ricche di speranza

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Annalisa Pileggi, volontaria di “aiutare i bambini” ha visitato il centro diurno di Ocnele Mari , in Romania, dove “aiutare i bambini” sostiene per un anno le spese di parte del personale locale, l’alimentazione, l’assistenza sanitaria, il trasporto e il materiale scolastico, i prodotti per l’igiene personale a favore di 20 bambini a rischio di abbandono o istituzionalizzati da 7 a 12 anni.
Questa la sua testimonianza:

“Sono partita il 15 settembre di buon mattino per Bucarest, da lì, dopo 3 ore di autobus sono arrivata a Rimnicu. Mi hanno accompagnata in uno degli appartamenti di cui dispone la fondazione, dove ho incontrato Lidia Dobre, mia referente in loco, alcuni operatori e un gruppo di ventenni appena usciti da istituti, con evidenti e disagi psichici, personali e ambientali, inseriti in uno dei molti progetti di graduale reinserimento sociale.
Come prima serata è stata decisamente intensa.
Il giorno dopo, Bogdan, il coordinatore del centro è venuto a prendermi con un’ educatrice, Amalia, e abbiamo raggiunto Ocnele Mari in autobus. Qui ho conosciuto Delia, che si occupa della casa, dei pasti e dell’acquisto del cibo, e parla solo rumeno! Fortunatamente Amalia, e Andra, da tempo operatrice al Centro, parlano inglese e sono state il mio tramite.
Durante la mia permanenza ho soggiornato in casa di Lidia, accolta con una cordialità e disponibilità fuori del comune.
Le tre settimane che ho avuto il piacere di trascorrere in Romania sono state bellissime, dense di incontri, attività, conoscenza culturale, contatti e relazioni che mi auguro possano mantenersi profonde anche in futuro. Le ho trascorse nel Centro di Ocnele Mari, un piccolissimo e desolatissimo paese a una decina di chilometri da Rimnicu Valcea, “capitale” del distretto tra i più poveri di tutta la Romania.

E’ il cuore della popolazione rom, come tutta la regione della Valacchia in cui si trova, più di 2 milioni di persone, alto tasso di abbandono scolastico e familiare, reddito medio tra i più tra i più bassi. Confrontata con altre zone della Romania altrettanto povere, presenta una povertà , una realtà difficile, non bella,ma ricca e affascinante, con cui ho dovuto rapidamente scontrarmi e confrontarmi.

Il centro ospita quest’anno 19 bambini, tra i sette e i dodici anni. La maggior parte frequenta la seconda, terza e quarta classe, c’è una bambina di prima e tre o quattro di quinta e sesta.
All’inizio mi sentivo un po’ impacciata, come un corpo estraneo in luoghi ignoti.
Sono stata messa subito in una realtà difficile, triste e che non capivo. I miei principali timori, in parte fondati, erano stati soprattutto relativi alla lingua. Avevo imparato qualche rudimentale nozione di rumeno e mi ero documentata sul paese e la sua storia, ma avevo paura di non riuscire bene a comprenderne la cultura, che poi ho scoperto non essere così diversa da quella meridionale da cui provengo.

I bambini sono stati meravigliosi...temevo che non avrei creato un feeling, almeno non subito, che sarebbero stati diffidenti, invece sono stati umanamente una bella scoperta, da subito aperti, affettuosi e desiderosi di ogni forma di contatto. Il mio pensiero costante è stato che avrei voluto fare mille cose, regalare il mondo a chi mi ha voluto bene, migliorare anche solo un po' le loro vite specialmente conoscendo le loro storie.

A volte mi sono sentita inutile. Nel Centro c'è chi dà loro da mangiare, una casa pulita, chi organizza le attività e li segue nei compiti, ma forse quello di cui più hanno bisogno è tempo “gratis”, è proprio essere coccolati, avere qualcuno di cui fidarsi, attenzione anche nelle piccole cose, la disponibilità di venirti addosso e fare di te ciò che vogliono, essere trattati semplicemente come dei bambini. E si può anche senza parole. Questo l’ho fatto. Se parlassi un po' di rumeno forse avrei chiesto a Lidia un lavoro per restare con tutta la gente meravigliosa che ho incontrato.

Nei giorni seguenti ho cominciato ad avere momenti intensi.
I bambini, da subito affettuosissimi, col passare dei giorni lo diventavano sempre di più, hanno trovato il modo di farsi capire e io sono riuscita a trovare il mio posto… li ascoltavo, li guardavo mentre svolgevano le attività, stavo loro vicino, pian piano abbiamo trovato un modo di comunicare, e già dai primi giorni ho ricevuto baci, abbracci e disegni.
Poi, nelle successive due settimane, tutto è sembrato all’improvviso facile e naturale.
Ho aiutato i più piccoli a fare i compiti quando non era necessario “spiegare”; per il resto potevo solo ascoltare, e si sono abituati a fare i compiti con me. Pian piano con il loro aiuto ho imparato a capire qualcosa della lingua…mi dicevano di sedermi vicino a loro, mi chiamavano e mi tiravano sul divano per giocare (anche in rumeno, ebbene sì!), ma era bellissimo averli tutti addosso, appoggiati su di me, in braccio, tant’è che se non sapevano dove fossi bastava vedere dove erano i bambini e io ero di sicuro sotto qualcuno!

Anche i più grandi mi si buttavano addosso… non sono un gigante ed era a volte doloroso, ma meraviglioso e irrinunciabile. Essere il loro bersaglio, il loro cuscino, la loro sedia mi dava la sensazione concreta della loro fiducia e del loro affetto sincero.

Il progetto è attivo e consolidato nelle sue attività. Quest’anno ospita 4 bambini in più del precedente, per cui di lavoro ce n’è molto: bambini provenienti da quel degrado, dall’ abbandono, dall’incuria totale da parte dei genitori, possono trovare un posto dove stare dopo la scuola anziché soli o in strada. Trovano in questa casetta, giochi, materiali ricreativi, calore, cibo, persone che li disciplinano e li seguono nel percorso scolastico dedicando il loro tempo. Un posto che cerca di limitare il forte rischio abbandono scolastico e familiare, il vagabondaggio e che, se anche non può sostituirsi alle loro famiglie o alle loro case, rimane un angolo di bello in mezzo al nulla.
Il suo pregio maggiore è proprio l’ambiente familiare, anche io mi sono sentita in famiglia e tra amici. La sua forza è la presenza costante di Lidia,sempre ovunque e in ogni ora, anche notti e domeniche, la sua straordinaria passione nel proprio lavoro.

Alcune storie di bambini
Di sicuro la cosa più coinvolgente sono state appunto le vite dei bambini, vite e crescite disarmoniche.
La storia più straziante è quella di C. 9 anni. Ha iniziato la scuola solo l'anno scorso a 8 anni, è stato vittima per anni di abusi e violenze fisiche e psichiche dal padre forte bevitore e forse anche dalla madre...Ha avuto diversi ricoveri e nel 2007 è stato messo in istituto per bambini abusati. Rimesso in famiglia ora è monitorato dal tribunale e anche dalla fondazione. Mi hanno detto che quando è arrivato al centro neanche parlava e stava sempre solo, ora sta meglio, anche se ha a volte problemi di comportamento. Lo psicologo un giorno gli ha fatto disegnare la famiglia... ha disegnato padre e madre minuscoli, e alla domanda “e tu?”, la risposta disarmante è stata “io non ci sono”, detta con una naturalezza. E’ solo in casa, giorno e notte, sempre. Ho anche conosciuto la madre, e ha parlato per 10 minuti con Andra di tutto fuorché del figlio."



Il Centro ospita i bambini dopo la scuola, offre loro un pranzo, una merenda e una cena equilibrati, sostegno scolastico, supporto psicologico, assistenza igienico-sanitaria.

Il Centro ospita i bambini dopo la scuola, offre loro un pranzo, una merenda e una cena equilibrati, sostegno scolastico, supporto psicologico, assistenza igienico-sanitaria.

Nel Distretto di Valcea, a Copacelu, la fondazione Inima Pentru Inima (I.P.I) lavora da anni per la deistituzionalizzazione del maggior numero possibile di minori.

Nel Distretto di Valcea, a Copacelu, la fondazione Inima Pentru Inima (I.P.I) lavora da anni per la deistituzionalizzazione del maggior numero possibile di minori.

Il progetto, una alternativa agli istituti, opera all’interno di reti sociali rivolte ai bambini di famiglie disagiate che ricevono un supporto tale da consentire il mantenimento dei propri figli in seno alla famiglia, beneficiando l’intera comunità.

Il progetto, una alternativa agli istituti, opera all’interno di reti sociali rivolte ai bambini di famiglie disagiate che ricevono un supporto tale da consentire il mantenimento dei propri figli in seno alla famiglia, beneficiando l’intera comunità.

Per prevenire l'abbandono dei bambini

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