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ECUADOR: a 2800 metri tra terra e cielo

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Monica Mancuso e Emanuela Petazzi, sono da poco tornate dal progetto “Sostegno ad una mensa e ad un doposcuola” a Quito, Ecuador. Il loro racconto:

"Eccoci: il giorno tanto atteso della partenza è arrivato: ci conosciamo all’aeroporto di Milano dopo esserci sentite solo telefonicamente e via e-mail per mesi, ma tutto inizia alla grande, si è subito in sintonia!

Il viaggio per l’Ecuador è lungo ma piacevole se ne approfitta per conoscerci meglio, arriviamo a Quito puntualissime alle 8.20 della mattina (ora locale): atterrare è stato impressionante improvvisamente ci saluta il vulcano Pichinca con la sua vetta imbiancata e poi giù di netto a sfiorare i tetti delle case sottostanti!

Troviamo subito ad accoglierci con un caldo benvenuto due suore: Anna (in trasferta in città da Esmeralda dove si trova un altro progetto) e Franca. Subito ci portano nella loro piccola comunità per una abbondante colazione, conosciamo poi suor Lucia, la responsabile del progetto, e suor Mariangela.

La prima sensazione della città è quella di grande caos e traffico, ma con moltissimo verde e colori. E’ sabato ed il centro di accoglienza per bambini e anziani è chiuso, riaprirà lunedi, così abbiamo il tempo per metabolizzare ed organizzarci, ma non vediamo l’ora che il nostro lavoro cominci!

In men che non si dica il giorno dell’incontro con i bimbi arriva. Siamo un po’ agitate e spaventate, entrambe siamo alla nostra prima esperienza di volontariato all’estero e non abbiamo mai avuto a che fare con così tanti bambini tutti assieme; ci domandiamo continuamente se saremo in grado di affrontare la cosa; inoltre il progetto è stato appena approvato, per le suore siamo le prime volontarie: la responsabilità si fa un po’ sentire, ma la voglia di fare è tanta!

Il centro di accoglienza si trova nel quartiere di Cochapamba (circa 3000 metri) a 10 min. di strada dal quartiere residenziale dove alloggiamo con le suore. Esse lavorano da circa un anno in questa parrocchia dove assieme al parroco e ad un gruppo della Caritas,utilizzano dei locali adiacenti la chiesa per svolgere attività di mensa per anziani e bambini poverissimi e per organizzare un piccolo doposcuola.

Suor Lucia ci spiega che tutti questi bimbi arrivano da situazioni familiari difficili: molti sono figli di ragazze madri e i pochi padri presenti non hanno un lavoro fisso; quindi quello che hanno al centro è l’ unico pasto della giornata. Nelle loro case spesso manca l’acqua, l’elettricità e non ci sono i pavimenti.

L’impatto è forte, ma decisamente positivo: il centro è ben tenuto, entrando da un grande cancello al piano terra ci sono un piccolo giardino, 2 aule per studio,un grande comedor (mensa) e la cucina; poi, con una piccola  rampa di scale si sale al primo piano dove ci sono altre due aule,dalle cui grandi finestre si spalanca una meravigliosa vista della città di Quito; salendo ancora si trova un altro grandissimo spazio adibito a “tienda”(negozio) dove le suore vendono per poco più di un dollaro gli indumenti che ricevono in donazione  usando il ricavato per mantenere le spese del centro. A fianco un dispensorio medico dove 2 volte la settimana viene un medico con alcuni studenti per visitare gratuitamente anziani e bambini e per distribuire le medicine (che costano tantissimo!). In Ecuador infatti la sanità non funziona molto bene e chi non ha soldi rischia davvero di morire. Suor Franca ci presenta Carmen, la cuoca e Lidia, la responsabile delle vendite della tienda. Ma ecco il primo gruppo di bambini: sono circa una decina, i più grandi, ma anche i più poveri, quelli che poi vanno a scuola il pomeriggio e che spesso devono affrontare km di strada per raggiungerla. Alcuni di loro arrivano accompagnati dai fratellini e sorelline più piccoli, questo perchè le madri, per lavorare, sono costrette ad uscire presto di casa al mattino; e così i più grandi finiscono con il fare i genitori ai più piccoli, lasciando, per la maggior parte, prima del tempo gli studi.

Entriamo nelle aule: ci presentiamo uno ad uno con un timido spagnolo e con un po’ di impacciataggine li aiutiamo a fare i compiti. Notiamo subito che molti hanno parecchie difficoltà di apprendimento, ma il loro impegno è notevole!

Alle 12 scendiamo per il pranzo: arrivano gli anziani ed il gruppo dei più piccoli (asilo). Aiutiamo a servire e a far mangiare i più piccoli,poi ci sediamo anche noi con loro: l’atmosfera è piacevole,anche se ci sentiamo decisamente osservate e sotto studio dai nostri piccoli vicini. Ed ecco arrivare il secondo gruppo, quelli che sono già stati a scuola e che si fermeranno con noi per il doposcuola fino alle 16 circa. Il gruppo è più numeroso (circa 50 bambini). La mensa si trasforma in un miscuglio di urla e allegria, pur rimanendo estremamente composti e ordinati al loro posto: zuppa e riso,mezzo panino e come frutta la banana, che non sanno proprio farne a meno, tanto che a volte preferiscono romperla e mescolarla dentro alla zuppa!

Dieci minuti di corsa e svago fuori dal cancello giù per una discesa ripidissima scivolando come se fossero su un bob sopra bottiglie di plastica schiacciate e poi… in aula! Tenerli a bada è davvero un’ impresa, sono eccitati dalla nostra presenza e noi con loro. Hanno voglia di imparare l’inglese e anche un po’ di italiano, e ci riempiono di domande.

Con i più piccoli si cerca di unire allo studio il gioco in modo da renderlo meno pesante, tanto per farli sentire semplicemente “bambini” in quanto  sono cresciuti davvero troppo in fretta dovendo affrontare prima del tempo situazioni familiari davvero insostenibili anche per un adulto. E così la matematica si studia contando i fagioli, i colori si conoscono colorando e inventando figure con la carta crespa, le parti del corpo usando loro stessi come esempio:anche per noi diventa più facile e divertente, impariamo altresì da loro un po’ di grammatica spagnola.

Arrivano presto le 16 con la merenda, ci si saluta con un “hasta manana”(a domani), con mille abbracci e baci da parte di tutti, quasi a volerti ringraziare per avergli dato qualcosa.

Le due settimane al centro volano, cerchiamo di vivere a pieno tutte le emozioni: il tempo è poco, scorre veloce, ma vogliamo vivere giorno per giorno senza pensare troppo a quello che succederà domani per non perdersi neanche un istante di questa meravigliosa esperienza! Anche nei giorni di pioggia, quando le strade si trasformano in fiumi e l’umidità sale alle stelle, si affronta la giornata in modo sereno, non senza qualche difficoltà di ordine pratico.

Tutte le nostre paure iniziali sono un lontano ricordo, rimane solo la voglia di fare, di sorridere sempre, di prendersi anche un po’ in giro; ci accorgiamo soprattutto che stiamo ricevendo molto di più di quello che diamo, un amore e un affetto impagabile che sarà difficile dimenticare! Non occorre essere maestre e sapere bene la loro lingua: la cosa piu’ importante è essere semplicemente noi stesse per poter dare il meglio di noi, solo questo!

Ultimo giorno: una grande festa in concomitanza con il carnevale tra coriandoli, maschere fatte da loro in questi giorni e l’organizzazione del pozzo di San Patrizio per poter lasciare un piccolo ricordo di noi a tutti loro.Ci eravamo promesse di non piangere, ma non è stato possibile: tutto quello che ci hanno regalato è stato più grande di quello che ci aspettassimo, troppo grande il pensiero che dovremo abituarci a farne a meno e a vivere  del ricordo dei loro sguardi felici!"

 



Monica ed Emanuela con i bambini

Monica ed Emanuela con i bambini

e con la referente del progetto.

e con la referente del progetto.

Grazie alle volontarie per la loro visita di volontariato!

Grazie alle volontarie per la loro visita di volontariato!